lunedì 17 ottobre 2016

Giovanni Lindo Ferretti: parabola di un "vecchio punkettone" da cantante dei CCCP a Cristo

Emilia profonda, primi anni '80, il reflusso del grandi ideali, del collettivismo, della lotta di classe, le crepe del luminoso sol dell'avvenire che diventano voragini nei circoli ARCI dal peloso sapore democratico ma di sinistra, o nelle Case del Popolo imbolsite da tonnellate di tortellini, tortelloni, tortellacci, rivoluzione proletaria accomodatasi in un benessere tutto borghese ottuso, pavido, crasso, che campa di rendita spacciando in esclusiva i santini partigiani.

Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, entrambi di Reggio Emilia, si incontrano a Berlino e fondano i CCCP, Fedeli alla Linea, uno dei gruppi punk rock più rappresentativi della scena italiana. Il loro è un punk comunista e filoislamico ( "Brucia Tiro, Sidone...Bombardieri su Beirut!!!", Emilia paranoica, 1985), che trova certezze e punti fermi nel patto di Varsavia ( "voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia, voglio il piano quinquennale e la stabilità", Live in Pankow, 1984), contrappone la disciplina sovietica forgiata nel ferro e nel sangue alla decadente mollezza occidentale ("Voglio odorare il sapore celeste del ferro, voglio vedere il profumo sanguigno del fuoco, esiste lo so..", A ja ljublju SSSR, 1987), urla a squarciagola, selvaggiamente, l'agonia di un mondo che ha perso l'anima
( "Non so dei vostri buoni propositi perchè non mi riguardano, esiste una sconfitta pari al venire corroso che non ho scelto io ma è l'epoca in cui vivo; tu devi scomparire, anche se non ne hai voglia, e puoi contare solo su te...produci, consuma, crepa, sbattiti, fatti, crepa, crepa, crepa...", Morire, 1985). Lambiscono la lotta armata, le BR, i "compagni che sbagliano" ("Chiedi al settantasette se non sai come si fa...", Emilia paranoica) . 
Militanza in Lotta Continua, migliaia di pugni chiusi ai concerti, lacrime, rabbia, sballo, avanti, compagni, pagheranno caro, pagheranno tutto.

Di seguito, un assaggio delle atmosfere e sonorità dei CCCP. E, sì, è proprio così, l'incipit del brano è una delle più famose e discusse citazioni del compianto cardinal Biffi...


Rozzemilia, 1987

Sazia e disperata, con o senza TV, 
piatta, monotona, moderna, attrezzata, 
benservita, consumata,
afta epizootica, nebbia, calce,
copertoni bruciati, 
cataste di maiali sacrificati.
Agli dei delle zone infette,

agli dei delle zone controllate,
agli dei delle zone protette,
agli dei delle zone denuclearizzate,
parlava bene il presidente, dell'uno che diventa due,
ma non per questo il 51 si trasforma in 52.
E allora?
Bi, tri, quatri, penta, sex, tutti,

e tutti sono onesti, e tutti sono pari,
e tutti hanno le palle democratico popolari,
e tutti sono onesti e tutti sono pari.
Dammi una mano, dammi una mano, ad incendiare il piano padano,

dammi una mano, dammi una mano ad incendiare il piano padano.
Provincia di due imperi,

provincia industrializzata, 
provincia terzializzata,
provincia di gente squartata.
Un quarto al benessere, un quarto al piacere,

un quarto all'ideologia, l'ultimo quarto se li porta tutti via!
Dammi una mano, dammi una mano, a consolare il piano padano,

dammi una mano, dammi una mano, ad incendiare il piano padano,
dammi una mano, dammi una mano, ad incendiare il piano padano,
dammi una mano, dammi una mano, a consolare il piano padano.

Passano gli anni, l'acqua scorre sotto i ponti della vita e della Storia.
 L'URSS implode nella propria elefantiasi, cadono le cortine ed i muri, i CCCP non hanno più ragione di essere e si trasformano in CSI ( Consorzio suonatori indipendenti), poi PGR (Per grazia ricevuta).

 Ferretti fa un lungo viaggio fino alla Mongolia, visita i paesi dell'ex paradiso dei proletari e gli occhi si aprono. Illusione, inganno, errori. No, quello non era il Bene, non era l'alternativa salvifica, l'ordine sociale per il quale aveva cantato e nel quale aveva creduto.
L'est tanto mitizzato è un gorgo di desolazione e miseria.

 Allora, scavalcati gli Urali, le steppe immense e sconfinate dell'Asia, la speranza si rivolge ancora più a levante, verso quell'antico Oriente che promette l'atarassia e l'apatia di epicurea memoria per sopravvivere alla nevrosi della post modernità, il contatto con il sè più profondo per non sciogliersi nell' indistinta alienazione di massa dell'individuo sostituito dal consumatore. In nutrite schiere si affollano i supermercati dello Yoga, della meditazione, di Krishna, del Buddha che d'altro canto tutti siamo.

Ma un vecchio punkettone come Ferretti non può non provare un'istintiva sana nausea per lo zucchero filato e le caramelle rosa. Il rarefatto e felpato cielo frikettone dal buonumore obbligatorio e l'ammmooore abusato gettano presto la maschera.
Senza polemòs non esiste la vita.

Dove andare, ora? Ora che i confini dell'est e dell'ovest sono stati scandagliati senza poter trovare un solo luogo su cui fondare l'esistere, dove dirigere i passi? 

La risposta, nonostante sia scolpita nelle fibre del cuore di ogni individuo da sempre e per sempre, suona singolare e desta meraviglia alle orecchie del nostro evo: a casa. 

Tornare a casa, come un reduce, ritrovare le radici, la vecchia nonna che inanella Ave Marie alla luce della candela, la chiesa in cima alla strada, la Croce davanti alla quale mettersi in ginocchio e stare in silenzio.

E' Benedetto XVI ad aprire la porta. Intorno Ferretti è un continuo vociare, ciarlare di questo cattivissimo, oscurantista, rigidone di un tedesco che ha, addirittura, riesumato il latino nella liturgia e va pontificando sul pericolo esiziale che corre l'Europa se non torna a Cristo e non abiura il relativismo culturale. 

Il nostro, allora, stimolato da tanto pubblico disprezzo ( il vecchio punkettone è infatti irrimediabilmente attratto dallo sporco, brutto e cattivo), un bel giorno si reca nella libreria del Duomo di Reggio Emilia e chiede al commesso se questo "Ratzìnger"-accento sulla i per conferire una nota di durezza in più al nome che preludeva al personaggio- avesse mai scritto qualcosa. L'uomo gli tira fuori volumi su volumi, in italiano, tedesco, latino, ed illustra ad un Ferretti stupitissimo gli argomenti di cui trattano. Ne compra nove. Li legge avidamente per mesi. Si apre un mondo, IL mondo.

Il luogo è stato trovato, o meglio, ritrovato; l'economia dell'esistenza ha un senso, e l'Incarnazione ne è il culmine, il fine ed il tramite.
 Il senso di gratitudine e di stima per Benedetto XVI non verrà mai meno. Lo definisce un paio di anni fa, in occasione della presentazione di un suo libro  ("Barbarico") nella redazione fiorentina del quotidiano "La Repubblica", davanti ad una platea che istantaneamente perde il sorriso compiaciuto e si arrabatta in sguardi obliqui imbarazzati, l'ultimo grande intellettuale d'Europa, affermando che le sue dimissioni hanno segnato la fine del tempo concesso alla stessa e più in genere alla civiltà occidentale.

La madre, anziana, ha bisogno di lui al paese natale, lassù, a Cerreto Alpi, quattro case fuori dal mondo e dal tempo arroccate sull'appennino reggiano, sul crinale che divide l'Emilia e la Toscana, i Celti e gli Etruschi, i barbari e Roma, i cavalli e le legioni. Era un bambino quando scese a valle con quel che restava della sua famiglia, perchè così imponeva la modernità a milioni di disgraziati calcolati, meridionali, montanari, contadini, pastori che stavano per diventare pezzi che producono pezzi. E' un uomo ora, che vi fa ritorno per assolvere ad un dovere di pietà filiale e per passare gli ultimi anni che Dio vorrà concedergli, senza telefono e internet, nella terra che è stata della sua gente per secoli.
Non scenderà quasi più a valle, se non per qualche data di un suo concerto necessaria alla sopravvivenza materiale o per portare in pianura "Saga", uno spettacolo di circo equestre che mostra ai cittadini un brandello di quella civiltà in cui l'uomo ed il cavalli formavano uno stretto, vitale connubio, espressione di un'era irrimediabilmente finita.

Di seguito,"Te Deum" di Ferretti e Sparagna. Il brano è tratto da "Litania" (2004) , album frutto della collaborazione tra Giovanni Lindo e  l'orchestra di Ambrogio Sparagna, nato a seguito di una ricerca musicale ed etnografica sui canti sacri della tradizione popolare del crinale appenninico.



La sua è una fede semplice, quotidiana, di cattolico bambino, di un peccatore consapevole di esserlo. Si definisce variamente "un residuo, un inutile presidio di una civiltà di pastori ed allevatori transumanti" già morente al momento della sua nascita; un "montano, italico, cattolico, romano", ed ai tanti fan delusi, compagni di un tempo o nuove leve, che lo accusano di aver tradito e di essere passato al nemico ( tra le altre: vota a destra e partecipa agli incontri di Atreju), o che lo compiangono perchè si è bevuto il cervello, è uscito di melone, si è strafatto talmente tanto da essersi ridotto così ( in certi ambienti, un cristiano è assimilato ad un minus habens), risponde sorridente e serafico che "diventando vecchio, sono diventato cattolico, stronzo e reazionario".  

Ci vuole del coraggio. Ci vuole la fermezza che solo Nostro Signore può donare, per rivendicare una tale identità davanti ad un pubblico che in altre occasioni non esiterebbe, novello giustiziere e longa manus di regime, a linciare un qualsiasi malcapitato che si definisse sbadatamente in questa maniera e ad esporlo al ludibrio generale sulla pubblica gogna al grido infamante di "Fascista, omofobo, razzista".
 Onore, dunque, al vecchio punkettone Giovanni Lindo Ferretti che ha avuto l'onestà di scendere nelle profondità del proprio cuore e non rinnega davanti a nessuno cosa e Chi vi ha trovato.
E sempre sia lode all'Onnipotente, che tesse misteriosamente le Sue trame sulla nostra boriosa e cieca erranza, che mai si stanca di "tirarci su per il coppino"  e che continua ad arruolare soldati anche là, proprio dove meno te l'aspetti.

Qui una video intervista in cui è lo stesso Ferretti a raccontare il suo percorso.




6 commenti:

  1. le vie del Signore sono infinite:-)

    Non è una battuta, è la pura verità.
    Del resto, anche la mia e la tua sono in fondo 2 conversioni impensate.

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  2. Niente di più vero, caro Josh...

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  3. cosa leggo nel testo? atarassia...Ataraxia !

    ah quanti ricordi nella bassa :-) hai scritto uno squarcio generazionale.
    va ben, io non ero di sinistra nemmeno allora, ma è un pezzo di storia.

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  4. Non si può generalizzare, perchè ogni persona fa storia a sè: questo è un contenuto sempre troppo personale;
    ma è pur vero che ci sono altri casi di conversioni, provenienti proprio da chi un tempo aveva avuto a che fare con punk e postpunk.

    Penso a Nina Hagen, o a David Tibet dei c93. In realtà parrebbe che chi più s'era impegnato a celebrare la dissoluzione, in realtà a un certo punto dell'esistenza, sicuramente stanco e deluso (non dimentichiamo che il tutto avviene anche in un preciso momento storico e di panorama nazionale e internazionle assolutamente vuotista e assurdo) finiscono per recuperare la radice, le radici,
    e nel "ritorno a casa" si riscopre la Fede, anche proprio nella versione più Tradizionale e autentica.

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    1. Esattamente. E' comunque una Grazia grande ed inaspettata, perchè le probabilità di perdersi nel vuoto e nella distruzione sono elevatissime. Ma quando capita, è generalmente sofferta ed esige coerenza e serietà. Quindi è ineludibile la Tradizione... ;-)

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  5. p.s. mi sembra si possa anche dire che conversioni eclatanti e inaspettate, secondo il vedere umano che è limitato, fanno anche capire che non si tratta solo -capisci cosa voglio dirti- di psicologia o di ritorni/cicli di saturno,
    ma proprio del fatto che la fede è una chiamata soprannaturale e che per questo vincit omnia.

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