domenica 30 ottobre 2016

Nè Halloween nè Lutero



(sopra, clicca per ingrandire l'immagine e approfondire i riferimenti biblici)

Un esempio da seguire:
A Sesto Imolese, nel 2013 si tenne una "via lucis" di ..diciamo...Halloween, con "adorazione notturna e rosario di riparazione dei riti di occultismo che si compiranno in questa santa notte". L'iniziativa fu promossa dalla parrocchia di Santa Maria Assunta in collaborazione con il Gruppo di ricerca ed informazione socio-religiosa (Gris) della Diocesi imolese
Da allora ne sono seguite altre, con varie iniziative.

Prima della processione, don Gabriele Ghinassi, ha affermato: "Halloween? Una festa cattolica svuotata di luce dai protestanti e riempita di tenebre dagli occultisti". Poi si è spiegato il perchè della "via lucis":
Halloween letteralmente è la "Vigilia di tutti i santi", dunque la "festa dell'alba della santità'" che vede protagonisti "Martiri e Confessori della Fede".

Tentano di convincerci che i nostri Gloriosi Santi e Martiri morti siano diventati zombie e che ci odino fino a venirci a massacrare senza pietà… Halloween è in soldoni oggi una festa posticcia fra quelle nate e deviate poi nella terra senza storia: gli USA del sogno falso, fatto di sanità solo per ricchi, e di ghetti multiculti, cioè aculturali e sradicati a forza, per poveri senza futuro e privati anche del sè.

al link altri appuntamenti di quest'anno.

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dal sito della FSSPX

Riportiamo di seguito alcune citazioni sulla c.d. "festa di Halloween". Questa festa, che per molti è una "innocente festa per bambini", ha in realtà antiche radici pagane e, possiamo dire, propriamente sataniche. Oggi viene promossa anche per eclissare la festa cattolica di Ognissanti e per deformare in qualche modo il culto per i morti.
 
Scarica qui il pdf di una immagine da dare ai bambini che busseranno alla vostra porta la sera del 31 ottobre. "Dolcetto o scherzetto? No, solo un po' di catechismo...".

“Halloween, una trappola del demonio, che le prova tutte”: lo dice padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti nel mondo. Padre Amorth, qual è il suo giudizio su Halloween? “Intanto, fa schifo e mi fa schifo. Si tratta di una roba pagana, anticristiana ed anticattolica, proveniente da terre nordiche ed esplosa negli Usa. Questa robaccia, pretende, e talvolta ci riesce anche, di mettere in secondo piano ed offuscare la Solennità di Tutti i Santi che celebriamo con gioia il primo novembre. E siccome, appunto, il suo scopo è quello di mettere intralcio alla santità, è una ideazione del demonio che intende scompaginare i piani di Dio. Halloween è una festa pagana”. Una dimostrazione della scaltrezza del Nemico: “il diavolo cerca di mettere zizzania tra Dio e uomo, non tanto per ostilità verso l’uomo, quanto per voler offendere Dio, che è il suo bersaglio preferito, e talvolta, riesce in questo scopo, anche se verrà sconfitto per sempre”.


Don Marcello Stanzione
Il problema è a livello psicologico di massa, poiché si crea un’ondata di simpatia per delle realtà macabre. Pensiamo al bambino che vede da piccolo la festa di Halloween come una sciocchezza; è possibile che un giorno crescendo si avvicini veramente a queste situazioni spiacevoli. Vestire da fattucchieri, streghe e maghi è innanzitutto di poco gusto. La Chiesa sotto questo punto di vista, gioca un ruolo fondamentale; è necessario che tutti noi sacerdoti lavoriamo intensamente al fine di avvicinare i nostri parrocchiani a Dio.

Avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita
Halloween, in realtà, è tutt’altro che un’innocua festicciola per bambini. Profondamente radicata nel paganesimo e nel satanismo, continua ad essere una pericolosa forma di idolatria demoniaca.
Trae origine da un’antichissima celebrazione celtica diffusa nelle isole britanniche e nel nord della Francia, con cui i pagani adoravano una delle loro divinità, chiamata Samhain, Signore della morte. Era considerata una delle feste più importanti, e dava inizio al capodanno celtico. La notte del 31 ottobre in onore del sanguinario dio della morte, veniva realizzato, sopra un’altura, un enorme falò utilizzando rami di quercia, albero ritenuto sacro, sul quale venivano bruciati sacrifici costituiti da cibo, animali e persino esseri umani.
Di quest’ultima crudele e sanguinaria usanza ne dà testimonianza lo stesso Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico (libro VI, 16), così come Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (XXX, 13), in cui parla di «riti mostruosi», e Tacito nei suoi Annales (XIV, 30), che definisce i sacrifici umani praticati dai druidi come «culti barbarici».
… Per comprendere quanto la Chiesa, fin dall’inizio dell’evangelizzazione dei popoli celti, fosse preoccupata di quella pericolosa “solennità” pagana, basta considerare che la Festa di Ognissanti fu spostata, in Occidente, al primo novembre, con tanto di vigilia la notte precedente, proprio per contrastare il culto satanico di Samhain.
… per il moderno satanismo, Halloween continua ad essere una festa privilegiata. E’ uno dei quattro sabba delle streghe, delle quattro grandi “solennità” coincidenti con alcune delle principali festività pagane e dell’antica stregoneria. La prima e più importante è, appunto, quella di Halloween, considerata il Capodanno magico. La seconda “solennità” è quella di Candlemass, che si celebra la notte tra il 1° e il 2 febbraio ed è considerata la Primavera magica (per i cristiani è la ricorrenza della Presentazione del Bambino Gesù al tempio, chiamata anche popolarmente “Festa della Candelora”). La terza “solennità” è quella di Beltane, che si festeggia nella notte tra il 30 aprile ed il 1° maggio, chiamata anche la notte di Valpurga, e segna l’inizio dell’Estate magica. La quarta “solennità” è quella di San Giovanni Battista, che si svolge la notte tra il 23 e 24 giugno, ed è particolarmente attesa per mettere in atto malefici di malattia e di morte.
Com’è facile notare sono tutte celebrazioni notturne che si svolgono nel buio e nell’oscurità, a conferma della definizione evangelica di Satana come Principe delle Tenebre, e dei suoi seguaci come Figli delle Tenebre.
Tratto da un articolo di Michele Majno

Fonte: www.riscossacristiana.it

31 Ottobre, Novena proposta da Don Giorgio Ghio

L'arma più potente, nella Comunione dei Santi:


il Santo Rosario, al termine del quale, si può recitare la preghiera al Cuore Immacolato di Maria Regina e Corredentrice,  consegnataci da don Giorgio Ghio.

Novena per il 31 ottobre
(e per ogni volta che serve)

Non c’è differenza per il Cielo tra il salvare per mezzo di molti e il salvare per mezzo di pochi, perché la vittoria in guerra non dipende dalla moltitudine delle forze,
ma è dal Cielo che viene l’aiuto (1 Mac 3, 18-19).

Tu che, riparando ogni cosa con i tuoi meriti,
sei divenuta Madre e Signora di tutto,
Tu che, per il singolare concorso prestato alla nostra redenzione,
sei vera Regina del mondo,
Tu che, intimamente associata all’opera dell’umana salvezza,
frutto del Tuo olocausto d’amore fuso all’immolazione espiatoria di Cristo,
ci doni con Lui e da Lui la vita divina,
accogli nel Tuo Cuore immacolato la supplica dei figli in balìa della tempesta
e trasmettila ben più perfetta e potente al Sacro Cuore del Figlio Tuo.
Tu conosci i disegni degli empi penetrati nel Santuario di Dio
per trasformarlo, se possibile, in tempio del diavolo.
Tu ci hai messi in guardia dalle insidie in cui saremmo caduti
se non avessimo ascoltato i Tuoi ripetuti richiami.
Oggi veniamo a prostrarci ai Tuoi piedi
implorando perdono per tanta inerzia e tiepidezza,
ma confidando al contempo nella paziente bontà del Tuo Cuore di Madre,
per il quale non è mai troppo tardi.
Impedisci d’ora in poi ogni sacrilego incontro
tra chi dovrebbe rappresentare Tuo Figlio
e quelli che in vaste regioni del mondo ne hanno sedotto i fedeli,
separando dal Suo mistico Corpo tante membra, redente dal Suo Sangue,
con dottrine perverse che falsificano la Sua Parola di verità.
Disperdi con il Tuo scettro regale
tutti i demòni che nella notte di una vigilia santa(1)
saranno stoltamente evocati da chi rifiuta la luce divina,
non più trattenuti da chi, pur avendo missione di istruire e difendere,
preferisce tacere e nascondersi, abbandonando le pecore ai lupi.
Schiaccia sotto il Tuo calcagno la superbia di Satana e dei suoi cultori,
che si tratti di eretici, traditori o ignari gaudenti.
Manda i Tuoi santi Angeli a nostra difesa e protezione,
suscita ardenti e coraggiosi araldi del Vangelo,
rianima i cuori dei Tuoi figli devoti:
che quel giorno non sia ricordato
se non per la Consacrazione del mondo al Tuo Cuore immacolato,
in attesa che Gli sia apertamente consacrato il popolo
che hai scelto in vista del Tuo trionfo, Maria!


(da recitare al termine del santo Rosario)
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Nella stessa data ricorre la vigilia della Festa di Ognissanti, purtroppo sostituita dall'ormai più nota Halloween, che costituisce uno dei tanti processi di ‘de-cattolicizzazione’, in cui viene rimossa la spiritualità cristiana innestata su un antica tradizione celtica di Samhain, contemplazione gioiosa che manifestava il desiderio che la morte non fosse l’ultima parola sulla vita umana e testimoniava, a suo modo, la speranza nell’immortalità delle anime. 

Il cristianesimo infatti vi innestò la propria convinzione della costante presenza ed intercessione della chiesa celeste, della comunione dei santi che già vivono in Dio, rinnovando dall’interno l’attesa ed il desiderio che l'antica tradizione celebrava. 

La resurrezione di Cristo era l’annuncio che la presenza benedicente dei propri defunti non era pura illusione, ma certezza dal momento che noi, i viventi di questa terra, viviamo accompagnati da Cristo e da tutti i suoi santi. Samhain divenne così Halloween, che deriva da All Hallow's Eve e vuol dire semplicemente ‘Sera della festa dei Santi’, ‘Vigilia della festa dei santi’.
Tuttavia, nella corrente letteratura esoterica ed occultistica si danno delle fantasiose e infondate versioni della festa celtica di Samhain, che sono poi quelle che fanno da riferimento alle moderne celebrazioni stregonesche e neopaganeggianti e che hanno creato agli occhi di molte persone l'immagine inquietante di Halloween, ma che nella maggior parte dei casi ormai acquista un aspetto satanico.

Ciò avviene attribuendo a Samhain il nome di una oscura divinità, ‘Il Signore della morte’, ‘Il Principe delle Tenebre’, che in occasione della sua celebrazione chiamava a sé gli spiriti dei morti, facendo sì che tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese per una notte, permettendo agli spiriti dei morti e anche ai mortali di passare liberamente da un mondo all'altro. Per questo Samhain viene considerato dai moderni e fantasiosi esoteristi come un momento dedicato alla divinazione, in cui cioè si può facilmente prevedere il futuro e predire la fortuna.

E così la ‘festa dei morti’ di ancestrale tradizione celtica, perduta la sua giustificazione cristiana, si è trasformata in una specie di celebrazione dell'oscurità, della magia, con contorno di streghe e demoni. La solidarietà tra le generazioni, tra i morti e i vivi, ha lasciato posto ad un terrore cupo e gotico della morte. Ed è così che Halloween costituisce uno dei tanti processi di ‘de-cattolicizzazione’, “spazzata via dalla nuova visione orrifica, estremamente moderna nel suo essere allo stesso tempo scientista, positivista e affascinata dall'elemento magico-occultistico”.

(dagli amici di Chiesa e PostConcilio, preghiera di Don Giorgio, commento della Dott.ssa Maria Guarini)

Messaggio tra eventi funesti

30 ottobre 2016, Festa di Cristo Re, sempre più disconosciuto....
terremoto, dicono 6,5 facendo una media,
in realtà con punte 7,2, crollo Basilica di Norcia, del Patrono d'Europa San Benedetto, dall'enorme eredità spirituale.



Se devo leggere, pur con tutti i miei limiti e incapacità, ciò che mi pare di intendere è:

_Dio vuole essere adorato in spirito e verità (Gv 4, 23-24), ora più che mai; 
basta sciocchezze, basta circiterismi, basta infedeltà!
Vuole essere riconosciuto!

_Non sappiamo il tempo; (Matteo 24,42; Matteo 25,13; Marco 13,33; Luca 21,36)

_La vera vita è l'altra, la vita eterna col Signore, bisogna sempre stare pronti, in Grazia;

questa vita è un dono che ci è elargito per conoscerLo, adorarLo, testimoniarLo;
nessuno pensi di "accomodarsi" qui, come spesso la nostra natura ci fa erroneamente credere, per quanto sembri una parola dura al nostro orecchio umano.

_Serve la vera conversione del cuore, cioè togliere dal cuore/lasciarsi portar via tutti gli ostacoli che ancora manteniamo verso Dio, fosse anche "solo" il non affidarsi completamente e mantenere territori dell'anima per sé, o poggiarsi su false certezze...


Romani 8

"31Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? 35Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Proprio come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo trattati come pecore da macello.
37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore."


Coraggio!

sabato 29 ottobre 2016

30 Ottobre - Solennità di Cristo Re


Oggi si festeggia la Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, universorum Rex, cioè Re di tutti e di tutte le cose, e non solo Re dell'universo, come l'ha declassato la Festa di Cristo Re nel nuovo Ordinamento liturgico, che indebolisce la dimensione storica, immanente del Regno.

Dalle S. Scritture possiamo facilmente ricavare lumi su tutte le sue funzioni, ruoli, appellativi: Redentore, Figlio di Dio, Dio-con noi;  Sacerdote, Profeta e Re;  Salvatore oggi, Giudice domani.

Nell'Anno Liturgico dell'Ordo Antico, e a suo coronamento, la Festa cade oggi, ultima Domenica prima della Festa di Tutti i Santi, che tali sono in virtù di Lui.

O ter beata civitas
Cui rite Christus imperat,
Quae iussa pergit exsequi
Edicta mundo caelitus!”

(“O tre volte beata la società, cui Cristo legittimamente comanda, che esegue gli ordini che il cielo ha impartito al mondo!”).

Il Regno Dio e del Suo Verbo si estende su tutte le cose. L'Universo è costituito da realtà immanenti (o temporali) e trascendenti. Ovvio che le prime debbano essere ordinate alle seconde.

Ecco cosa ci ricorda la Quas primas di Pio XI:

"Che poi questo Regno sia principalmente spirituale e attinente alle cose spirituali, ce lo dimostrano i passi della Sacra Bibbia sopra riferiti, e ce lo conferma Gesù Cristo stesso col suo modo di agire". Tuttavia - prosegue il Sommo Pontefice - "sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio".
Dunque, se la regalità temporale di Cristo, al pari di quella spirituale, si esercita su tutte le cose, essa riguarda non soltanto l'individuo (regalità individuale), ma anche l'insieme degli individui, vale a dire la società (regalità sociale). 
Ne consegue che le istituzioni sociali hanno nei confronti di Cristo gli stessi doveri dell'individuo singolarmente considerato: devono riconoscerlo, adorarlo e sottomettersi alla sua santa Legge. "Né v'è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli".

Che poi questo nella realtà, e soprattutto in quella di oggi, non accada è un grave 'vulnus' per il mondo, che la Chiesa dovrebbe aiutare a risolvere.


…”Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all'impero di Cristo insieme coi loro popoli”…

…“La celebrazione di questa festa [di Cristo Re], che si rinnova ogni anno, sarà anche d’ammonimento per le nazioni che il dovere di venerare pubblicamente Cristo e di prestargli obbedienza riguarda non solo i privati, ma anche i magistrati e i governanti: 
li richiamerà al pensiero del giudizio finale, nel quale Cristo, scacciato dalla società o anche solo ignorato e disprezzato, vendicherà acerbamente le tante ingiurie ricevute, richiedendo la sua regale dignità che la società intera si uniformi ai divini comandamenti e ai principî cristiani, sia nello stabilire le leggi, sia nell'amministrare la giustizia, sia finalmente nell'informare l'animo dei giovani alla santa dottrina e alla santità dei costumi.”

La festa di Cristo Re fu istituita da Pio XI l'11 dicembre 1925 proprio mediante l'enciclica Quas primas. Se la festa è di recente istituzione, non è per nulla nuova l'idea della regalità attribuita alla figura di Cristo, che non soltanto la S. Scrittura, i Padri e i teologi, ma anche l'arte sacra e il senso comune dei fedeli concordemente affermano. L'istituzione di una ricorrenza specifica dedicata a questo mistero, risulta chiara dal testo dell'enciclica:
[...] "Se comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l'umana società". Papa Pio IX si riferisce al laicismo (non alla laicità): "La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti si cominciò a negare l'impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto — che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo — di ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste [...]

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat

Da sottolineare "l'ermeneutica della rottura" tra la Festa di Cristo Re, che nel Messale detto di San Pio V si trova nell'ultima domenica di Ottobre ( in onore della regalità sociale di NSGC contro gli errori del laicismo ), e la festa che nel messale di Paolo VI si trova al termine dell'anno liturgico ( relativa alla regalità ESCATOLOGICA, che non 'disturba' i laicisti ).

Di seguito la Consacrazione del genere umano al Sacratissimo Cuore di Gesù proposta dal Sommo Pontefice Leone XIIIº ( da recitarsi ogni anno all'ultima domenica di Ottobre ):


"O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al Vostro altare. Noi siamo Vostri e Vostri vogliamo essere; e, per vivere a Voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi, spontaneamente si consacra al Vostro sacratissimo Cuore. Molti, purtroppo, non Vi conobbero mai ; molti, disprezzando i Vostri comandamenti, Vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbiate misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attirate al Vostro Sacratissimo Cuore.
O Signore, siate il Re non solo dei fedeli, che non si allontanarono mai da Voi, ma anche dì quei figli prodighi, che Vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame.
Siate il Re di coloro, che vivono nell'inganno e nell'errore, o per discordia da Voi separati; richiamateli al porto della verità, all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore.
Siate il re finalmente di tutti quelli, che sono avvolti nelle superstizioni dell'idolatria e dell'islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno Vostro.
Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo, che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato.
Elargite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla Vostra Chiesa, elargite a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine.
Fate che da un capo all'altro della terra risuoni quest'unica voce : Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute ; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Così sia.

MA il 18 Luglio 1959 Giovanni XXIII FECE OMETTERE le seguenti parti :
« Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell'idolatria e dell'islamismo ; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo, che un giorno fu il prediletto [ebrei]; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato ».

Di seguito, l'Inno Te sæculórum Príncipem, indicando le strofe inopinatamente soppresse e quindi non più né pregate né meditate sui nuovi breviari.

Te sæculórum Príncipem,
Te, Christe, Regem Géntium,
Te méntium te córdium
Unum fatémur árbitrum.

Scelésta turba clámitat :
Regnáre Christum nólumus :
Te nos ovántes ómnium
Regem suprémum dícimus.(soppressa!)

O Christe, Princeps Pácifer,
Mentes rebélles súbjice:
Tuóque amóre dévios,
Ovíle in unum cóngrega. (soppressa!)

Ad hoc cruénta ab árbore
Pendes apértis bráchiis,
Diráque fossum cúspide
Cor igne flagrans éxhibes.

Ad hoc in aris ábderis
Vini dapísque imágine,
Fundens salútem fíliis
Transverberáto péctore.

Te natiónum Præsides
Honóre tollant público,
Colant magístri, júdices,
Leges et artes éxprimant. (soppressa!)

Submíssa regum fúlgeant
ibi dicáta insígnia:
Mitíque sceptro pátriam
Domósque subde cívium.(soppressa!)

Jesu tibi sit glória,
Qui sceptra mundi témperas,
Cum Patre, et almo Spíritu,
In sempitérna sæcula. Amen.
Te, Principe dei secoli
Te, Cristo, Re delle genti
Te, delle menti, Te dei cuori,
confessiamo unico Sovrano.

La turba scellerata urla:
«Non vogliamo che Cristo regni»
Ma noi, acclamando, di ogni cosa
Ti dichiariamo Re supremo.

Cristo, Principe Portatore di pace,
assoggetta le anime ribelli;
e, con il tuo amore, gli erranti
raduna in un solo ovile.

Per questo dall'albero sanguinante
pendi con le braccia stese,
e, dalla crudele punta perforato,
il cuore, di fuoco flagrante, manifesti.

Per questo sugli altari ti tieni nascosto
di vino e di cibo nell'immagine
effondendo la salvezza sui figli
dal petto transverberato.

Te delle nazioni i principi
manifestino [Re] con pubblico onore
[Te] adorino i maestri, i giudici
[Te] le leggi e le arti esprimano.

Le sottomesse insegne dei re
[a Te] dedicate vi rifulgano:
e con mite scettro la Patria
e le case dei cittadini assoggetta.

Gesù, a Te sia gloria,
che reggi gli scettri del mondo,
con il Padre, e l'almo Spirito
per i secoli sempiterni. Amen.


(parzialmente ripreso e riassunto da Chiesa e PostConcilio e  http://federiciblog.altervista.org/)
 

Bergoglio replica a chi condanna l'apertura ai luterani



Prelevo da "Il Giornale"

"Francesco verso la Svezia. "Nelle prospettive rigide non c'è possibilità di riforma"
Papa Francesco lo aveva già detto mesi fa, tornando dall'Armenia. 


"Credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate. Era un riformatore". Dichiarazioni, quelle del Santo padre, che non tutti avevano ben digerito, tanto che ora che si approssima quella visita in Svezia che il Vaticano aveva già annunciato, tornano a farsi sentire le voci del dissenso.
"Non si può essere cattolici e settari", risponde ora il Papa a quei cardinali che, alla vigilia del viaggio apostolico, lo criticavano per la scelta di partecipare alla commemorazione dei 500 anni dalla riforma luterana-


Se il Prefetto dell'ex Sant'Uffizio, Cardinale Gerhard Muller, aveva sostenuto che "per un cattolico non c'è nulla da festeggiare", in un'intervista alla rivista dei gesuiti svedesi Signum, il Pontefice replica parlando dei "meriti" di Lutero e di una sfida spirituale per le Chiese "invecchiate".
In Svezia, Francesco rimarrà un giorno più del previsto. "La mia attesa è quella di riuscire a fare un passo di vicinanza, a essere più vicino ai miei fratelli e alle mie sorelle", dice. E sottolinea quanto sia importante "camminare insieme", per "non restare chiusi in prospettive rigide, perché in queste non c'è possibilità di riforma"."
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Ciò che risulta completamente inedito e inusitato è che non si parla più del solito "dialogo", perdono (e di cosa, visto che Lutero se n'è uscito di propria volontà, disconoscendo la Chiesa Cattolica d'allora? e poi, dopo 100.000 contadini fatti uccidere, è qualcun'altro che deve chiedere perdono);

Ma ciò che inquieta è l'affermazione di Bergoglio "Non si può essere cattolici e settari".
Significa che in pratica ha annullato il Concilio di Trento. (dogmatico e vincolato da infallibilità, per chi l'avesse scordato).
Significa che i cattolici che non vogliono diventare luterani o paraluterani (ma già la Messa NO, la scomparsa del latino, gli altari voltati e trasformati in 'tavola', L'Eucarestia data in mano come 'comunione tra noi',  il cambio della formula di consacrazione, la berakah, il frutto della terra e del nostro lavoro, e le novità postconciliari sono già alquanto vicine a Lutero) sarebbero loro i settari,
quando i settari sono i luterani, fuoriusciti scomunicati che si sono inventati una setta.


"Dal Catechismo di S. Pio X:
225. Chi sono quelli che si trovano fuori della vera Chiesa?

Si trovano fuori della vera Chiesa gli infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati."


Nel mondo "libero" c'è massimo rispetto per il libero pensiero di chiunque, (eccetto che di alcuni),

ma che i cattolici che non diventano luterani siano loro i settari secondo un papa è proprio il colmo.

Da noi si chiama inversione di realtà, o nel parlato: frittata ribaltata.
In Francia si dice: omelettes inversées

In inglese: turnspeak.

venerdì 28 ottobre 2016

Ancora su Lutero

Tentiamo in breve di tratteggiare una personalità, così poco capìta, a quanto pare.

Lutero viene oggi celebrato anche da papa Francesco. Non si sa da quanti cattolici,
dal momento che molti tra gli estimatori di Lutero sono atei, massoni, comunisti e vari nemici della Chiesa Cattolica e di Cristo, che nemmeno conoscono il "riformatore", ma lo stimano a prescindere, per aver parzialmente distrutto l'unità della Chiesa 5 secoli fa con lo scisma più grande mai visto in Occidente, causato zizzanie (e guerra!) di portata sanguinaria, e un'enorme ferita nella Cristianità.

Negli ultimi anni abbiamo assistito almeno a 2 fatti inusitati: 
la Dichiarazione Congiunta sulla Giustificazione, ora condivisa, tra cattolici e luterani (ma proprio il modo di intendere la giustificazione, senza ruolo alle opere meritorie, fu tra le cause maggiori della scissione e del Concilio di Trento, mai abolito e tuttora dogmatico) su cui per forza di cose torneremo;
e di recente, una sorta di intenzione di "intercomunione" riguardo alla (impossibile) concelebrazione Eucaristica insieme, proprio perchè è intesa in maniera differente. 

Il tutto, nell'attesa dei 500 anni della "riforma" nel 2017, (nonostante quanto sappiamo da Fatima 2017, il centenario che s'avvicina), condito da tempo anche da fenomeni di marketing. Si veda per esempio il Lutero Playmobil, comunque un'ingenuità e un falso storico, pur sempre più digeribile del suo vero volto, che infatti non pubblico.



Prima di tutto, alcuni estratti da Lutero stesso:

Lutero nel suo Contra Enricum Regem Angliae (Werke, t. X, sez. II ):
«Quando avremo fatto crollare la Messa, penso che avremo fatto crollare tutto il Papato. Perché è sulla Messa, come su roccia, che il Papato intero si appoggia, con le sue dottrine e diocesi, con i suoi monasteri e ministeri e collegi e altari, cioè con tutto il suo ventre».

Nella sua predica sulla prima Domenica d'Avvento (Werke, t. XV, p. 774):
«Io sostengo che tutti i lupanari, gli omicidi, gli stupri, gli assassinii e gli adultèri messi insieme, sono meno cattivi di quell'abominio che è la Messa papista».
«Dichiariamo in primo luogo che non è mai stata nostra intenzione abolire totalmente il culto di Dio, ma soltanto purgare quello in uso di tutte le aggiunte con cui è stato insozzato: parlo di quell'abominevole Canone, che è una silloge di lacune fangose; si è fatto della Messa un sacrificio; si sono aggiunti degli offertori.
La Messa non è un sacrificio o l'azione del sacrificatore. Consideriamola come sacramento o come testamento. Chiamiamola benedizione, eucarestia, o mensa del Signore, o Cena del Signore, o memoria del Signore.
La si chiami in qualsiasi altro modo, a patto che non la si sporchi col nome di sacrificio o di azione».



 1. SUL "SOLA FIDE", CHE BASTEREBBE PER SALVARCI L'ANIMA (dall'opuscolo: "Della liberta' del Cristiano")

1.1 "Percio' e' chiaro che l'anima ha bisogno, per vivere e giustificarsi, della sola parola di Dio, e che e' giustificata per mezzo della sola fede senza alcuna opera". 

1.2 "E' una dignita' altissima e unica, una forza vera e onnipotente dello spirito, non trovare nulla tanto buono o cosi' cattivo che non cooperi con me al bene, purche' io abbia fede. Null'altro, tuttavia, mi occorre per salvarmi, bastando che la sola fede eserciti la forza e il potere della sua liberta'. Non siamo solo dei re totalmente liberi, ma anche sacerdoti per sempre, e cio' e' molto superiore al potere regale, perche in questa funzione siamo degni di presentarci davanti a Dio, di pregare per gli altri e di di insegnarci vicendevolmente le cose divine".

1.3 "La fede, poi, nasce e si conserva se si predica il motivo per cui Cristo e' venuto, che cosa ha portato e donato, e per quale uso e vantaggio essa sia da accettare. Cio' avverra' se si insegna chiaramente la liberta' cristiana che abbiamo ricevuto da Lui, e per quale motivo tutti noi cristiani siamo re e sacerdoti, il che ci rende signori di tutte le cose e ci da' la fiducia che qualunque cosa facciamo e' gradita a Dio".

1.4 "A chi non ha fede, nessuna opera buona serve per giustificarsi e salvarsi, e, all'opposto, nessuna cattiva opera rende cattivo o dannato l'uomo: solo l'incredulita' rende la persona, e quindi le sue opere, cattive e dannate".
 

2. SULLA S. MESSA (dall'opuscolo: "Messa in volgare e ordine del servizio divino").

2.1 "...molte lamentele e recriminazioni si fanno sentire su certe forme delle nuove messe, perche' ciascuno fa quello che gli piace".

2.2 "Infatti non voglio in nessun modo togliere la lingua latina dal culto, perche' a me interessa di fare tutto per la gioventu'. E se lo potessi, e la lingua greca e quella ebraica ci fossero familiari come il latino, e se possedessero una musica e un canto belli come il latino, si dovrebbe una domenica dopo l'altra tenere la messa, cantare e leggere in tutte e quattro le lingue: tedesco, latino, greco ed ebraico.". 

2.2 "Poiche' la parte piu' importante e piu' elevata di tutto il servizio divino e' la predicazione e l'insegnamento della parola di Dio, precediamo nel modo seguente con la predicazione e la lettura...".

2.3 "Lasciamo ancora sussistere gli indumenti per la messa, l'altare, le candele, finche' seguiamo quest'uso o preferiamo cambiarlo. Ma se qualcuno in questo vuole procedere diversamente, lo lasciamo fare. Pero' nella vera messa, fra veri cristiani, l'altare non dovrebbe rimanere com'e' e il sacerdote dovrebbe volgersi sempre verso il popolo, come, senza dubbio, ha fatto Cristo durante la Cena. Ma attendiamo che il tempo sia maturo per cio'...".

 3. SULLA SANTA COMUNIONE

3.1 "La cosa significata, ossia l'effetto di questo sacramento e' la comunione dei santi [...] Percio'ricevere questo sacramento nel pane e nel vino non e' altro che ricevere un segno certo di questa comunione e incorporazione con Cristo e tutti i santi, come se si dia ad un cittadino un contrassegno, un documento firmato o una parola d'ordine..."

3.2 "Chi dunque e' scoraggiato, indebolito dalla sua coscienza peccaminosa, spaventato dalla morte, o comunque ha il cuore aggravato, se vuol esserne liberato, s'avvicini soltanto lietamente al sacramento dell'altare e deponga il suo carico nella comunita', e cerchi aiuto nella totalita' del corpo spirituale..."

3.3 "Per questa stessa ragione coloro che non hanno sventure, o sono privi di angoscia, o non sentono la loro infelicita', non ricevono nessun giovamento da questo santo sacramento, e ne ricevono ben poco; poiche' esso e'dato soltanto a coloro che hanno bisogno di consolazione e forza, che hanno un cuore depresso, che soffrono tentazioni dal peccato o sono anche caduti in esso. Quale frutto dovrebbe produrre negli spiriti liberi e sicuri, che non ne hanno bisogno e non lo desiderano?"

3.4 "Egli [Cristo] vuole che facciamo un uso frequente del sacramento, perche' ci ricordiamo di lui, e seguendo il suo esempio ci esercitiamo in quella comunione"[...] "..questa e' la vera comunione e il vero significato di questo sacramento: siamo trasformati l'uno nell'altro e diventiamo una comunita' per mezzo dell'amore, senza il quale nessuna trasformazione puo' avvenire".
(Dal "Sermone sul sacramento del corpo di Cristo").

3.5 "La transustanziazione che avverrebbe nel sacramento dell'altare fu inventata da san Tommaso. Io penso che restino pane e vino, come l'acqua resta acqua nel battesimo; come quando predico, la mia voce resta una voce umana, eppure in realta' e' la potenza di Dio, come la chiama Paolo" (Dai "Discorsi a tavola", ed. Einaudi, 1969, p. 21).
3.6 "Non si deve tributare alcun culto al sacramento. Io mi inginocchio, si', ma per rispetto. Quando poi mi metto a letto, lo prendo senza inginocchiarmi. Infatti e' una cosa libera, com'e' libero baciare la Bibbia o non baciarla..." (ivi, p. 59)

 4. Lutero appese le sue 95 tesi il 1mo nov. 1517, contestandovi non solo gli abusi provocati dalla predicazione delle indulgenze ma la stessa autorita' papale. Fu l'inizio dello scisma e della rivolta contro la Chiesa. L'appropriazione dei beni della Chiesa da parte dei nobili e il clima generale di ribellione fu all'origine di disordini sociali che assunsero toni rivoluzionari nella "guerra dei contadini", le cui feroci bande erano guidate dall'ala estremista del protestantesimo (Muenzer etc.).  
Lutero incito' i principi a sterminarli, il che avvenne nel 1525, nella battaglia di Frankenhausen (100.000 morti). 

Nell'opuscolo "Contro le empie e scellerate bande dei contadini", scrisse: "Ma quanti periranno tra i contadini saranno tutti anime dannate: infatti impugnarono la spada contro la parola e l'obbedienza di Dio e sono creature del demonio". 

5. Scrisse anche due violenti libelli contro gli Ebrei, incitando a distruggere le loro sinagoghe e case, a mandarli raminghi come gli zingari, etc. (Non li ho letti, cito da: R. Lewin, "Luthers Stellung zu den Juden"[La presa di posizione di L. verso gli Ebrei], 1911, rist. anast. Scientia, Aalen, 1973, p. 82).

6. Nella celebre Lettera a Leone X, che dovette scomunicarlo, scrisse, tra l'altro: " E' finita per il Seggio di Roma, l'ira di Dio lo ha colto senza rimedio"; "Ma che io debba rinnegare la mia dottrina, e' cosa da non parlarne nemmeno, e nessuno deve attentarsi a chiederlo...ne' tollerero' regole o imposizioni nell'interpretazione della Scrittura". 

7. Qualche passo dai celebri "Discorsi a tavola", raccolti da segretari e ammiratori.
" Satana m'incalza ad ogni istante. Mi sta alle calcagna continuamente" (ed. cit., p. 44); 

"Non puoi restare scapolo senza peccare. Il matrimonio poi e' un ordine e una creazione di Dio. Non e' dunque impulso di Satana quando uno desidera sposarsi con una vergine onesta; Satana infatti odia questo genere di vita. Suvvia, in nome di Dio, arrischiati sulla sua benedizione e creazione!" (p. 50); 

"Agostino lo divoravo ma quando in Paolo mi si schiuse la porta perche' conobbi cos'era la giustificazione della fede, allora Agostino era spacciato" (p. 59); 

"Contro le tradizioni umane non conosco esempio migliore del culo; non si lascia stringere, vuol far da padrone e basta. Percio' il papa ha vietato tutto, fuorche' cacare" (p. 92); 

"Gli Italiani ridono di noi perche' crediamo a tutto cio' che dice la Scrittura. Il papa dice che Cristo e' un bastardo, perche' nacque da una vergine, ma una vergine che genera, e' una puttana. Tanto credono alla Scrittura..." (p. 129); 

"Se mai battezzero' un Giudeo, voglio portarlo sul ponte sull'Elba, appendergli una pietra al collo, buttarlo di sotto e dire: 'Io ti battezzo in nome di Abramo', perche' non matengono la parola" (p. 153); 

"[Lutero] va scritto Lyder, con la y greca, non Luther; Lydewig, Lyder, Lydegarius, Lytringen, che un tempo devastarono Roma" (p. 195). 

_________________________ 

Su uno dei suoi motti "pecca fortiter, sed crede fortius" riassumo da un intervento del prof. Paolo Pasqualucci:

Il motto di Lutero "pecca fortiter, sed crede fortius" esprime coerentemente l'idea di una salvezza per la sola fede. Idea balzana, che mette in contraddizione tra loro la fede e le opere del buon cristiano.  
Come c'e' arrivato Lutero? In lui operavano almeno due componenti: una concezione totalmente pessimistica dell'uomo, che lo portava a ritenere inutile ogni opera per la salvezza; un individualismo assoluto, che lo portava all'interpretazione diretta dei Testi, scartando il magistero. 

Dal pessimismo radicale proveniva un'idea sbagliata della Grazia: essa non rigenera l'uomo ma ne copre i peccati come un mantello, grazie alla Croce. L'uomo resta sempre peccatore, qualsiasi cosa faccia, il peccato originale lo ha irrimediabilmente corrotto (errore: lo ha corrotto, ma solo in parte) pero' la fede in questo "mantello" che e' la Grazia lo salva (sola fides, appunto). La nozione luterana della Grazia respinge quindi l'idea dell'uomo nuovo, della rigenerazione interiore che la grazia, con la collaborazione del libero arbitrio e della volonta', puo' produrre in ciascuno di noi (Gv 3, Gesu' con Nicodemo, come sempre inteso dalla Chiesa). 
Un luterano potrebbe dire che la frase di L. e' stata in genere sentita come un'iperbole. E' un fatto, pero', che grazie al concetto ad essa sotteso (il sola fide) molti luterani (e protestanti in generale) ritengono di esser salvati dalla loro semplice fede nel "mantello" che Cristo avrebbe posto sui loro peccati, senza sentire il bisogno di pentirsi degli stessi e di cambiar vita.

Un punto essenziale e' quello del carattere di individualismo ribelle ed anarchico del luteranesimo e del protestantesimo in generale. Sommerso per tanto tempo dal "peso sociale" e da altri elementi, ha finito alla fine per prevalere sin dall'epoca dell'affermarsi del razionalismo protestante. 
Ma gia' si mostro' nelle lotte sociali a sfondo religioso inerenti alla "Riforma". Per fissarsi bene in mente la svolta rivoluzionaria effettuata da Lutero, riporto un passo di Hubert Jedin, in passato eminente storico della Chiesa: "L. abbozzo' un vasto programma di riforma per un futuro concilio che, nella sua critica [etc.], concordava sotto molti aspetti con precedenti progetti di riforma, ma se ne differenziava [ questo e' il punto fondamentale] in quanto faceva risalire i mali della Chiesa non tanto alla deficienza morale degli uomini quanto alla falsificazione del vero Vangelo della quale, a suo modo di vedere, la colpa principale era del papato e della scolastica aristotelica. Cio' che egli chiamava "riforma" era qualcosa di diverso dagli sforzi riformatori del tardo M.E. [...] Ove il Vangelo che egli pretendeva oscurato, fosse posto di nuovo in luce e venisse annunciata la giustificazione mediante la sola fede, allora la Chiesa ritroverebbe anche la sua giusta "forma" e sarebbe "riformata". Questa, dunque, la falsa "riforma" dell'eretico. Un simile stravolgimento poteva esser proclamato solo come libero esame individuale delle Scritture, al di fuori di tutta la Tradizione e l'insegnamento della Chiesa. 
Solo una mente ottenebrata puo' affermare che L. "appartiene alla tradizione della Chiesa".  

____________________

Aggiungo:

Ancora per comprendere l'idea di"giustificazione per -sola- fede" alla protestante. Si può approfondire parecchio e si nota sempre l'impossibilità assoluta di conciliazione col Cattolicesimo,
ma anche con le stesse dottrine bibliche, con la palese ideologizzazione di 1 punto (proprio il significato etimologico di αϊρεσις)
dell'Epistola Romani ritenuto superiore anche ai Vangeli e all'intera Sacra Scrittura, e unica chiave esegetica.

si legga questa spiegazione protestante "moderna":

http://www.cprf.co.uk/languages/italian_justificationheartofgospel.html#andgoodworks
(non temete, il testo è in italiano)

Oltre a distaccarsi dalla dottrina (Cattolica, ma anche solo e semplicemente Biblica in più punti), va sottolineata l'erronea e tendenziosa traduzione da parte di Lutero di Romani 3,28

λογιζομεθα ουν πιστει δικαιουσθαι ανθρωπον χωρις εργων νομου

lett. sarebbe :

(riteniamo) (infatti) (per fede) (è giustificato) (uomo) (senza) (opere) (della legge)

riteniamo che l'uomo è giustificato per fede senza opere della legge.

e il "sola" di "per sola fede" nel testo paolino NON c'è.
Aggiungo anche che S. Paolo in quel passo della lettera non intende le buone opere meritorie del cristiano, ma le "opere della Legge" ebraica passata, circoncisione, etc.

Ma Lutero Scrive: "l'ep. ai Romani è il documento più importante del NT, il vangelo nella sua espressione più pura....una luce risplendente, sufficiente a illuminare l'intera Bibbia" (in: Martin Lutero, "Prefazione alla lettera ai Romani") specie con la sua traduzione impropria e aggiunta di vocaboli che non ci sono, come il "SOLA".

Per i luterani la giustificazione per sola fede, senza opere sante, come estrapolata da Lutero con la traduzione errata dall'Epistola e l’aggiunta del “sola” che non c’è, era addirittura fondamento stesso della certezza della salvezza. Basterebbe quel che ha fatto Cristo per noi, dicono. A noi basta saperlo.

Similmente Lutero proclamava anche come motto che "il giusto vivrà per fede" (intendendo senza la necessità delle opere)...sembra tanto la definizione di eresia come la spiegava San Pio X: non sempre si dice qualcosa di sbagliato, a volte una pagina è giusta, e quella dopo è totalmente falsa.

E infatti "Il giusto vivrà per fede" lo dice ovviamente la Sacra Scrittura in Ebr. 10,38...

Peccato che il versetto non sia finito, infatti aggiunge

"MA se si tira indietro, l'anima mia non lo gradisce!». Altro che pecca fortiter sed crede fortius!

Ancora Lutero: "che il cristiano ha già nella fede tutto ciò di cui ha bisogno, nella fede e non ha bisogno delle opere per essere giustificato" (da "La libertà del Cristiano"), perchè egli riceve una giustizia che non è sua, ma è una justitia aliena, una giustizia estranea. Gli vengono cioè imputati i meriti di Cristo, pur non avendoli, in questo sarebbe il dono gratuito della grazia di Dio. E così resterebbe senza niente altro.

Allo stesso modo l'altro eresiarca di seconda ondata, Calvino, sostiene che è giustificato colui che, "escluso dalla giustificazione delle opere, afferra per fede la giustizia di Gesù Cristo, ed essendone "rivestito" (n.d.r. ma dentro rimane lo stesso di prima, non ne sarebbe rinnovato nello S.S.) appare dinanzi a Dio non già come peccatore, ma come giusto" .

"appare" ma non è, e non lo diventa giusto. 

Ma poi..."rivestiti della giustizia di Cristo," ma dentro si resterebbe come prima....Dio non legge più i cuori per costoro?  Gesù avrebbe dunque operato una sorta di "pace libera tutti" come a nascondino, regalato un bel vestito nuovo di giustizia e null'altro.

E la Sua Onnipotenza che CAMBIA le persone? E il cuore di carne al posto del cuore di pietra? E l’opera dello SS.?

La giustificazione per fede posta in questi termini significherebbe (cito) "nient'altro che l'assoluzione della colpa di colui che era stato accusato, come se fosse stata dichiarata la sua innocenza. Poichè Dio ci giustifica per intercessione di Gesù Cristo: non ci assolve per la nostra innocenza ma perchè ci considera gratuitamente giusti, pur non essendolo, reputandoci giusti in Cristo, per quanto non lo siamo in noi stessi." (Calvino, Ist. III, 11, 2-3).

Così Calvino riafferma e rende sistematico il passaggio di Lutero, appoggiandosi su una dottrina già in parte biblica, ma riportata in maniera gravemente incompleta.

E' vero che Cristo divenne quello che non era (si è fatto quasi peccato per noi) trattato da ingiusto, per renderci quello che noi non siamo per natura, giusti. Il problema è che loro non intendono che Gesù abbia realmente risolto anche il vulnus del peccato, anche la tendenza a peccare, e rivoluzionato la persona se rinasce con Lui.  

In risposta, alcune fondamentali delle proposizioni del Concilio di Trento:

9_se qualcuno afferma che l'empio è giustificato dalla sola fede, nel senso che non si richiede nient'altro per cooperare al conseguimento della grazia della giustificazione, e che non è assolutamente necessario ch'egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà: sia anatema (DS, 1559)

11_Se qualcuno afferma che gli uomini sono giustificati o per la sola imputazione della giustizia di Cristo o per la sola remissione dei peccati, ESCLUSE la grazia e la carità che è riversata nei loro cuori dallo Spirito Santo e inerisce ad essi; o anche che la grazia, con cui siamo giustificati, è solo favore di Dio: sia anatema (DS, 1561)

12_Se qualcuno afferma che la fede che giustifica non è altro che la fiducia nella misericordia divina, che rimette i peccati a motivo di Cristo, o che questa fiducia da sola giustifica: sia anatema (DS, 1562)

24_Se qualcuno afferma che la giustizia ricevuta non viene conservata e neanche fatta fruttificare dinanzi a Dio con le buone opere, ma che queste sono solo frutto e segno della giustificazione ottenuta, e non anche causa del suo aumento: sia anatema (DS, 1574)

estraggo invece da qui:

http://www.cprf.co.uk/languages/italian_justificationheartofgospel.html#andgoodworks

in un punto si afferma:

"Nel giudizio finale, la sola base della nostra giustificazione sarà la stessa che è oggi, e cioè, l’obbedienza di Gesù al nostro posto."

Gesù ha obbedito al nostro posto, dice. Noi quindi ci possiamo esimere dall'obbedire.

estraggo ancora:
"E noi passeggiamo verso il giudizio, ora e nell’ultimo giorno, con le nostre buone opere nelle mani, presentando queste opere come azioni dalle quali dovrà dipendere il nostro destino eterno.
Tutto ciò non è terrificante da pensare?
È in questo modo io e voi affronteremo il giudizio finale? Devo forse morire con questo terrificante pensiero nel mio cuore: il mio destino eterno dipende da qualcosa che io ho fatto, dipende da me stesso?  
Non è questo un volgare insulto – l’insulto dell’incredulità che proclama la sua propria giustizia – verso la giustizia perfetta che Dio ha operato in Cristo?"

non si rendono conto e non ammettono che, pur essendo salvi per l'espiazione e la redenzione di Cristo, alla fine anche il nostro agire avrà un peso eterno e sarà giudicato.

Per loro basta la fede e l'abito di giustizia della giustificazione senza alcun cambiamento fattivo della nostra vita, deformati anche dall'idea di cieca predestinazione divina su chi si salva e chi no, che finisce per violare il libero arbitrio della persona.

Dio invece ci lascia scegliere ogni giorno se camminare nella via della salvezza o perderci, e per quanto questo possa dare le vertigini, la nostra responsabilità individuale è enorme. 
Cfr.


_Deuteronomio 30,19

"Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza..."

_cfr. lo stesso discorso di Dio a Caino, in cui riveste un ruolo centrale cosa Caino può liberamente scegliere e cosa fa:

Genesi 4, 6-7

"6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? 7 Se agisci bene, non dovrai forse tener alto (il tuo volto)? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo». 
(lett. tu PUOI dominarlo)

_Sul ruolo di fede e buone opere
S.Giacomo
2, 14

"Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?

15 Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano 16 e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?

17 Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. 18 Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. 19 Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano!

20 Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza valore?

21 Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare?

22 Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta 23 e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio. 24 Vedete che l'uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede. 25 Così anche Raab, la meretrice, non venne forse giustificata in base alle opere per aver dato ospitalità agli esploratori e averli rimandati per altra via?

26 Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta."

Dalla Didaché

«Cercate ogni giorno il volto dei santi e trovate riposo nei loro discorsi» (Didaché IV, 2) 


[Non dice però 'cercate ogni giorno il volto dei demoni, degli eretici e delle false religioni'

Chi può capire, capisca! ]

Mons. Lefebvre: la Messa di Lutero e il Novus Ordo Missae

La Messa di Lutero: Confronto tra la "Messa Evangelica" di Lutero e il Novus Ordo Missae,

di Mons. Marcel Lefebvre



l'Articolo è leggibile e scaricabile in PDF a questo Link

Si tratta della trascrizione di una conferenza tenuta a Firenze il 15 febbraio 1975.

giovedì 27 ottobre 2016

Isaia 54,10



 (il Profeta Isaia, Michelangelo, Cappella Sistina)

Isaia 54,10

(Vulgata)

Montes enim recedent,
et colles movebuntur,
misericordia autem mea non recedet a te,
et foedus pacis meae non movebitur,
dixit miserator tuus Dominus.


(C.E.I)

Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero,
non si allontanerebbe da te il mio affetto,
né vacillerebbe la mia alleanza di pace;
dice il Signore che ti usa misericordia.

(lett. dall'orig. ebr.)

י  כִּי הֶהָרִים יָמוּשׁוּ, וְהַגְּבָעוֹת תְּמוּטֶינָה--וְחַסְדִּי מֵאִתֵּךְ לֹא-יָמוּשׁ,
 וּבְרִית שְׁלוֹמִי לֹא תָמוּט, אָמַר מְרַחֲמֵךְ, יְהוָה.  {ס}


Verranno meno i monti e vacilleranno le colline,
ma la mia carità non verrà meno
e il mio patto di pace non vacillerà,
dice Colui che ha pietà di te, il Signore 



 (Bernardo Bellotto, Veduta di Pirna dal Castello di Sonnenstein, 1750 circa)

Dal Flagello del Terremoto, Liberaci !

A peste, fame, et bello, libera nos Domine!
A flagello terrae motus, libera nos Domine!
Te rogamus. Audi nos Domine
C’è stata un’epoca in cui il cristianesimo non era soltanto una religione ma un vero e proprio modus vivendi che regolava la vita del mondo. Tutto si conformava ad esso: ogni più piccola azione, ogni modo di fare quotidiano: dal come relazionarsi con gli altri, al concepire gli spazi dove passare l’esistenza, alla stessa toponomastica delle città e dei luoghi di normale svolgimento di qualsiasi tipo di attività.


(nell'immagine: Caspar David Friedrich, "Monaco in riva al mare", 1808-10)

Queste manifestazioni non erano conseguenze dirette di un potere religioso che tendeva a soffocare qualsiasi anelito di libertà o di novità, come si vorrebbe far credere, nè erano lo stereotipo prefabbricato ed imposto con la forza, se non addirittura con il terrore, da un sodalizio formato dal potere temporale e da quello spirituale uniti e fusi per puntellarsi a vicenda e schiacciare la gente.

Ogni cosa della vita aveva la sua attenzione anche in campo religioso, ed ognuno, anche singolarmente, sentiva l’intima e forte esigenza di fare le cose con la protezione di Dio o di implorare la sua misericordia ed il suo aiuto sia in maniera preventiva, sia nel momento di chiedere conforto quando si era nella prova e nel dolore.

Un tempo si avvertiva la forte esigenza di implorare la benevolenza divina.

La chiesa supportava questa spinta dal basso con una serie di mezzi spirituali tra cui le famose rogazioni, dal latino  rogatio preghiera, supplica: altro non erano che processioni di supplica che si snodavano dal centro abitato verso la campagna coltivata, soprattutto nei giorni precedenti la festività dell’Ascensione. Si partiva dalla chiesa di buon mattino, in processione, cantando le litanie e quando si arrivava alla meta prestabilita si benediceva il terreno a coltura, poi seguiva una messa solenne celebrata in loco.
Si tramanda che le Rogazioni siano state istituite nel 470 da San Mamerto, vescovo di Vienne. Le processioni rogazionali furono poi regolate da un ordine del Vescovo Bascapé: 
"Siano avvisati gli abitanti delle strate perché puliscano e vi spargano rami, erbe e fiori. Lasciati i lavori e chiuse le botteghe vi convengano numerose persone. Non si mangi, non si beva, non si usino strumenti musicali durante le processioni penitenziali".
Oggi non c’è cerimonia religiosa "moderna" che non debba essere “animata”, in cui non si debba per forza chiacchierare, leggere, dare delle spiegazioni più o meno “creative” a quello che si sta facendo. E nei momenti in cui non si parla per forza bisogna almeno ascoltare della musica: la valenza del silenzio come momento di comunicazione umile e devoto con Dio è stato abolito. Ci deve per forza essere almeno un rumore di fondo, il che distoglie la concentrazione dal dialogo intimo personale con Nostro Signore rendendo questo momento di abbandono assolutamente impossibile.
Altre straordinarie benedizioni furono create per implorare l’aiuto divino contro i continui pericoli che minacciavano le campagne, come tempeste, brine, grandinate. Era abitudine mettere delle croci fatte con delle canne intrecciate e con un ramoscello di olivo, benedetto la Domenica delle Palme, in ogni campo coltivato.
Adesso l’agricoltura industrializzata e laicizzata preferisce affidarsi alle “amorose” e mortifere cure di prodotti come diserbanti, prodotti OMG, e contro grandine e rischi vari basta fare un’assicurazione! Di Dio si è perduta ogni traccia, o meglio lo si è cancellato applicandogli una lenta e progressiva eutanasia.
Ecco le Rogatorie, sostenute dal canto che qui non riproduciamo.
A damnatione perpetua libera nos Domine.
A subitanea et improvvisa morte, libera nos Domine.
Ab imminentibus peccatorum nostrorum periculis, libera nos Domine.
Ab infestationibus daemonum, libera nos Domine.
Ab omni immunditia mentis et corporis, libera nos Domine.
Ab ira, et odio, et omni mala voluntate, libera nos Domine.
Ab immundis cogitationibus, libera nos Domine.
A coecitate cordis, libera nos Domine.
A fulgure, et tempestate, libera nos Domine.
A peste, fame, et bello, libera nos Domine.
A flagello terrae motus, libera nos Domine.
A omni malo, libera nos Domine.
Per mysterium sanctae incarnationis tuae, libera nos Domine.
Per passionem et crucem tuam, libera nos Domine.
Per gloriosam resurrectionem tuam, libera nos Domine.
Per admirabilem ascentionem tuam, libera nos Domine.
Per gratiam sancti Spiritus Paracliti, libera nos Domine.
In die judicii, libera nos Domine.
Peccatores, Te rogamus audi nos.
Ut pacem nobis dones, te rogamus audi nos.
Ut misericordia et pietas tua nos custodiat, te rogamus audi nos.
Ut Ecclesiam tuam sanctam redigiri, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut domnum[1] Apostolicum, et omnes gradus Ecclesiae in sancta religione conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut Episcopos et Praelatos nostros, et cunctas congregationes illis commissas in tuo sancto servitio conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut inimicos sanctae Ecclesiae humiliare digneris, te rogamus audi nos.
Ut regibus et principibus nostris pacem et veram concordiam, atque victoriam donare digneris, te rogamus audi nos.
Ut cunctum populum christianum pretioso tuo sanguine redemptum conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut omnibus benefactoribus nostris sempiterna bona retribuas, te rogamus audi nos.
Ut animas nostras, et parentum nostrorum ab aeterna damnatione eripias, te rogamus audi nos.
Ut fructus terrae dare, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut oculos misericordiae tuae super nos reducere digneris, te rogamus audi nos.
Ut obsequium servitutis nostrae, te rogamus audi nos.
Ut pacem nobis dones, te rogamus audi nos.
Ut loca nostra et omnes abitantes in eis visitare et consolari digneris, te rogamus audi nos.
Ut civitatem istam, et omnem populum ejus protegere, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut omnes fideles navigantes et itinerantes ad portum salutis perducere digneris, te rogamus audi nos.
Ut regolarisbus disciplinis nos instruere digneris, te rogamus audi nos.
Ut omnibus fidélibus defunctis requiem aeternam dones, te rogamus audi nos.
Ut nos exaudií dignéris, te rogamus audi nos.
Fili Dei te rogamus audi nos. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi. Parce nobis, Domine.
In particolari e gravi periodi si inserivano particolari preghiere addirittura nella S. Messa.
Orazioni speciali in tempo di terremoto
Oratio

Omnipotens sempiterne Deus, qui respicis terram et facis eam tremere: parce metuentibus, propitiare supplicibus; ut cuius iram terrae fundamenta concutientem expavimus clementiam contritiones eius sanantem iugiter sentiamus . Per Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum. Amen.   

O Dio onnipotente ed eterno il cui sguardo fa tremare la terra, perdona chi è nel timore, sii benigno con chi supplica, affinché, avendo paventato il tuo sdegno che scuote i cardini  della terra, continuamente sperimentiamo  la tua clemenza che ne ripara le rovine. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo figlio. Amen.
Secreta

Deus qui fundasti terram super stabilitatem suam, suspice oblationes et preces populi tui: ac trementis terrae  periculis penitus amotis divinae tuae iracundiae  terrores in humanae salutis remedia converte; ut, qui de terra sunt et in terram revertentur, gaudeant se fieri sancta conversatione caelestes. Per Dominum nostrum Jesum Christum, filium tuum. 

Amen.

O Dio che hai formato e reso consistente la terra, accetta le offerte e le preghiere del tuo popolo; rimuovi completamente la minaccia del terremoto, muta la tua terrificante collera in rimedio per la salvezza degli uomini, affinché coloro che dalla terra vennero e ad essa ritorneranno, gioiscano al pensiero di poter divenire cittadini del cielo con una vita santa, Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio. Amen.
Postcommunio

Tuere nos, Domine quaesumus, tua sancta sumentes: et terram, quam vidimus nostris iniquitatibus trementem, superno munere firma; ut mortalium corda cognoscant et te indignante talia flagella prodire et te miserante cessare. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum. Amen.

Difendi, o Signore, noi che abbiamo ricevuto il santo sacramento e per celeste grazia rassoda la terra che a motivo dei nostri peccati, abbiamo visto sussultare, affinché i cuori degli uomini comprendano che tali flagelli vengano dal tuo sdegno e cessano per la tua misericordia. Per il nostro signore Gesù Cristo, tuo Figlio. Amen.
Quanto sopra riportato è stato abolito o soppresso da nessun documento specifico da parte della Santa Sede, ma vi sono alcuni ostacoli:
la lingua latina considerata ormai all’interno dell’ambito ecclesiale come qualcosa legata all’oscurantismo religioso, al fanatismo riconducibile al tradizionalismo ed all’integralismo cattolico. Tutte cose aberranti nella nuova impostazione e nelle direttive che vengono impegnate per la formazione dei sacerdoti del XXI secolo. La lingua latina si vuol dire che sa di stantìo, di ricordi di potenza, di concezioni della vita legate al diritto, alla giustizia, alla Verità, all’affermazione di una civiltà ormai scomparsa.

Ormai quello che impera è il terzomondismo, la predicazione di un pauperismo egualitario marxisteggiante o meglio fabiano, in cui tutto deve essere una concessione da parte di élites alle masse cieche ed ignoranti che devono essere imbrigliate, guidate e dominate.
Ma guai a dirlo:  tutto si copre con la dignità della persona umana, con i diritti egoistici e singolari che impediscono a chiunque di esprimere il ben che minimo giudizio su tutto e su tutti: il modello è “Chi sono io per giudicare?”, all’interno della Chiesa e del politicamente corretto nella società. Le persone non devono essere mai giudicate, ce lo insegna il Vangelo, ma i fatti sì, altrimenti come possiamo discernere il bene dal male?


(nell'immagine: Caspar David Friedrich, "Cimitero sotto la neve", 1830, distrutto nel 1945 durante il bombardamento della Nationalgalerie di Berlino)


Il latino è stato abolito anche dall’insegnamento nelle scuole e nelle nazioni “più avanzate e laiche” come la Francia Hollandiana, e si pensa di sostituirlo con l’arabo per poter essere più vicini agli immigrati mussulmani,  futuri padroni della nuova entità, l’Eurabia.
Nessuno ovviamente forma più i sacerdoti attraverso questa lingua nei seminari, anche perché si vuol dire che il latino è una lingua morta e quindi le sue parole non sarebbero fungibili. Se questo fosse vero, non sarebbero fungibili nemmeno i Testi Sacri, il Magistero Perenne e tutta la Sacra Tradizione, in greco e latino.
La lingua sacra infatti impedisce quel grado di “creatività” e di “modernità” di “aderenza al mondo di oggi” che rende la Messa così seguita e partecipata e che  fa si che le chiese siano sempre … più desolatamente VUOTE!
Quando un sacerdote dal pulpito dice ai fedeli:
“Ma che serve recitare la liturgia delle ore? Essa è solo uno strumento per inorgoglire chi la recita, per mettere tranquilla la sua coscienza e ciò è un formalismo sbagliato e fuorviante!”    
Fa pensare che i religiosi siano diventati un misto di custodi tra un mondo “favoloso e mitico” passato, tramontato per sempre ed ormai non più accettabile e sostenibile, ed i “disaster manager”. Dei sociologi, degli studiosi di antropologia culturale che si impegnano per stare sempre dalla parte dei più deboli e più poveri, perché questi non si sentano abbandonati e …. restino sempre tali ed a cui non venga minimamente in mente di cambiare rotta magari invertendola di 360° e tornare a come era sempre stato fatto da sempre.



(nell'immagine: Caspar David Friedrich, "il mare di ghiaccio" o "il naufragio della speranza", 1823-24)


Nella società civile la stessa cosa vale per il liberismo, il turbo capitalismo ed il libero mercato senza più frontiere: mai si potrà tornare indietro nemmeno davanti allo sfascio, alle crisi economiche, alla fame ed alla desolazione che causano solo insicurezza e suicidio.
Entrambi i processi sono irreversibili: come se umanamente tutto fosse eterno ed assoluto!

Col passare del tempo la storia della Chiesa Cattolica (oddio si può ancora definire così? Se "non esiste un Dio cattolico" non dovrebbe nemmeno esistere, a rigor di logica, una chiesa cattolica) comincerà con il Concilio Ecumenico Vaticano II e tutto il resto cadrà nell’oblio e verrà presentato come una parentesi di passaggio per arrivare alla Nuova Vera Religione Mondiale adogmatica, mondialista, universalista ed assolutamente uguale per tutte le genti della terra!

Quella che Albert Pike chiamava "la nuova e folgorante religione luciferina": in cui al posto di Adonai, presentato come l’arconte sadico ed osceno, seviziatore del genere umano, si insedierà Lucifero l’angelo buono cacciato e perseguitato da Adonai.

A damnatione perpetua, libera nos Domine.
Ab infestationibus daemonum, libera nos Domine.

A flagello terrae motus, libera nos Domine.


(liberamente adattato e riassunto da:  Luciano Garofoli
Pubblicato il 14/10/2016 su Blondet & Friends
Pubblicato il 16/10/2016 su Spaghetti.com)

mercoledì 26 ottobre 2016

Breve Sulla Catastrofe Migratoria e la Rivolta in Provincia di Ferrara

In riferimento al recente episodio di resistenza dei cittadini a Gorino (Ferrara) contro l'ennesimo invio di immigrati, alte si levano tante voci di condanna.

In Tv l'episodio passa come se un paese abbia rifiutato ospitalità ad alcune donne profughe.  

Leggendo la stampa locale però i fatti sembrano più complessi. Il prefetto avrebbe requisito d'ufficio e senza preavviso, né specificando il numero e il sesso dei migranti, una struttura privata B & B gestita da due ragazzi con notevoli sacrifici;
di fatto lo stato non può requisire immobili privati per accogliere i migranti. Ci sono immobili pubblici ovunque... caserme, spazi della forestale, zone demaniali. Scaricare sul proprietario dell'ostello di Goro tutte le colpe non regge.
In più, la zona del ferrarese in questione è composta per lo più da raccoglitori di vongole che, il più delle volte, pescano di frodo perché altro non si può fare; si tratta dunque di una zona depressa soggetta a grande crisi economica.

Si aggiunga che anche in questo caso, come per altri prodotti tipici italiani, l'Unione Europea si è accanita in particolar modo con normative sui generis che per 1 millimetro fanno gettare nel pattume una marea di pesce dell'Adriatico, come è successo per olio e alberi d'ulivo rasi al suolo, frutta, dimensione e forma di zucchine "non a norma", annichilendo interi settori merceologici. Si veda qui.

Il prefetto come tutta la stampa, la diocesi e l'opinione mondiale si è poi dichiarato pieno di vergogna alla reazione degli abitanti di Goro:
al principio pareva non trattarsi solo di 8 donne, come dicono in TV, c'è chi parlava di 400 uomini da ricollocare.
Ma ad aver fatto esplodere la reazione nel paese è stato anche il modo autoritario in cui è stato imposto il tutto, senza convocare sindaci ed autorità, dal momento che il paese si era già dimostrato ospitale con i rifugiati della Serbia e Bosnia 20 anni fa.

Poi, i cittadini si sono ovviamente chiesti....di grazia, chi li deve mantenere? "Servono visite mediche, cure, partoriscono in ospedali pubblici, il tutto pesa sulle nostre spalle"  -si sono detti-  "ma guardate in giro quanta gente anziana ed italiana che fruga nei bidoni dopo i mercati ortofrutticoli rionali, qua vendono frattaglie che un tempo si davano ai gatti e foglie di carciofi a 1 euro ed anche meno, frutta semi marcia a 50 cent.al kilo, c'è gente che campa con pensioni da fame e spesso ci campano pure figli e nipoti...".  
In Germania per esempio c'è un immigrato che per 4 mogli e 23 figli percepisce 320.000 euro di sussidio l'anno.

Quando ci fu una reazione nella gauche-caviar Capalbio contro gli arrivi, andava bene, mentre nella economicamente disastrata Gorino bisogna accettare a forza?

Ma Leggiamo su Avvenire (estraggo) :

"Per monsignor Galantino «bisogna lavorare molto nella formazione e nell’informazione perché intorno al tema dell’immigrazione c’è un’ignoranza colpevole». Ma i credenti hanno «l’obbligo dell’accoglienza e dell’integrazione». «È un episodio preoccupante in una terra dove la solidarietà era sempre stata un elemento fondamentale», dice il direttore di Migrantes don Giancarlo Perego. «Dimostra una cattiva informazione e l’incapacità delle istituzioni di preparare una comunità all’accoglienza». In quelle famiglie in cammino «ritroviamo in modi diversi la storia di fuga della famiglia di Nazareth»."


Al di là del fatto che finora i cittadini italiani hanno subìto l'immigrazione, da più di 20 anni, senza avere mai l'opzione di opporvicisi realmente, dopo che è scomparsa la sovranità territoriale, annullati i confini, e che siamo eterodiretti;

Al di là del fatto che questo sommovimento di popoli abbia una losca regia, e rientri nel famigerato piano Kalergi, di cui ormai UE, governi non eletti, sinistre in cerca di voti, gerarchie appiattite su una sorta di cattomarxismo non sappiano nè vedere nè ascoltare altra voce;

Si pone anche la questione se tutti quelli che parlano, sparlano e danno ordini in casa d'altri rappresentino ancora i cittadini italiani, o i cattolici, o solo loro stessi. Ma andiamo ad approfondire come richiesto.

Dunque, per Galantino "i credenti hanno l'OBBLIGO dell'accoglienza e dell'integrazione". 
Questo è ormai un mantra ripetuto fino all'inverosimile da anni. Non viene mai specificata in quale misura sia necessario accogliere. Fino a 10, 50, 600 milioni ? Tutti i 6 miliardi di umani in Italia?
Così pare, a dispetto anche dell'Atlante, della cartina geografica e della densità abitativa per km/q.
Fino a far riversare in Italia tutta l'Africa, tutta l'Asia, tutta l'America latina e pure l'Oceania?

E dove sta scritto che c'è l'obbligo di accogliere chiunque, fino alla propria autoestinzione?


Rimando, su questo modo di pensare, al mio precedente post "Rifugiato a casa mia".

Ma se i migranti, come ci viene detto, sono tutti "come la famiglia di Nazareth", cosa è successo a Padre Hamel a Rouen (prete sgozzato sull'altare mentre celebrava)? 
E alle donne violentate in gruppo in Germania?

Vediamo allora un po' di quell'invocata "formazione", come viene consigliata sopra, e andiamo da uno tra i più grandi tra gli Apostoli, S. Paolo, l'Apostolo delle Genti:



(nell'immagine, San Paolo sul Trono; di Domenico Beccafumi, 1515; Siena)

_Sul (preteso) obbligo dell'accoglienza:

Leggiamo nella Lettera di S. Paolo ai Galati 6, 10, rivolta a una chiesa, a un'assemblea di fedeli, tutti SOLO cristiani:

"Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, ma soprattutto verso i fratelli nella fede."

S. Paolo esorta ad esser buoni verso tutti, ma specie, opera la distinzione, verso i fratelli di fede. Non dava l'ordine di apparentare la fede agli eretici. Men che mai se sanguinari, fino ad esporre i propri deboli e innocenti.


dalla II Lettera ai Corinzi 2, 8
II. ORGANIZZAZIONE DELLA COLLETTA
Motivi di generosità

"...Vogliamo poi farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia: [2]nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità. [3]Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, [4]domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a favore dei santi. [5]Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; [6]cosicché abbiamo pregato Tito di portare a compimento fra voi quest'opera generosa, dato che lui stesso l'aveva incominciata. [7]E come vi segnalate in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella scienza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così distinguetevi anche in quest'opera generosa. [8]Non dico questo per farvene un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri. [9]Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. [10]E a questo riguardo vi do un consiglio: si tratta di cosa vantaggiosa per voi, che fin dall'anno passato siete stati i primi, non solo a intraprenderla ma a desiderarla. [11]Ora dunque realizzatela, perché come vi fu la prontezza del volere, così anche vi sia il compimento, secondo i vostri mezzi. [12]Se infatti c'è la buona volontà, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. [13]Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. [14]Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza..."

Qui S. Paolo sta parlando dell'aiuto materiale tra comunità di credenti cristiani: stessa fede, stesso Dio, Stesso Gesù Cristo, stessa Trinità, stesso stile di vita, stesso progetto, stesso fine. NON è come da noi oggi.
Lì S. Paolo dice che "hanno dato secondo i loro mezzi anche di più" ai fratelli cristiani, che hanno lo stesso tipo di vita e di spiritualità, e lo stesso scopo: sicuramente non avevano in progetto di islamizzare il mondo e tagliare teste o lapidare adultere, ma lo stesso fine in Gesù Cristo.

Tanto che nel dare, per sollevare i fratelli di fede cristiani in indigenza, S. Paolo tiene a sottolineare
di dare "secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri", specifica.
Si parla di una comunità che ne aiuta una consorella, non di ospitare intere nazioni.
Che è invece proprio quello che sta accadendo da noi, e non certo per donare a chiese cristiane, ma spesso per mantenere per anni e anni (nell'Epistola S. Paolo diceva "per il momento", mica per sempre) 20enni palestrati d'altro continente con sneakers da 200 euro e telefonini da 1000 euro, di altra fede, abitudini e cultura, mossi da un odio spesso viscerale per l'Occidente, ma che arrivano chiedendo vestiti di Armani gratis.

Facendo tesoro di queste sacre parole (e la S. Scrittura rimane Fonte di Rivelazione che nè un papa nè un vescovo possono cambiare), bisogna allora capire che gli Italiani sono passati dalle proteste ai fatti a Ferrara.   

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che le autorità delle nazioni hanno il diritto e il dovere di limitare il numero delle nuove entrate in vista del bene comune (CCC n. 2241) , in questo bene comune si intende anche quello degli autoctoni, ma lascia alle autorità civili il compito "loro proprio" di valutare le capacità concrete di accoglienza e di integrazione della nazione e, in base a ciò, di studiare i mezzi legislativi adeguati e proporzionati, a seconda delle situazioni concrete, per regolare i flussi migratori e tutelare la comunità anche da fenomeni di criminalità che possono approfittare dei flussi migratori stessi.
Le nazioni sono le famiglie dei popoli e, come nelle famiglie degli individui, l'accoglienza e l'ospitalità può avvenire solo nella misura del possibile e nella salvaguardia dell'autonomia, dell'identità e dell'esistenza della famiglia stessa.

Il Catechismo insegna che l'accoglienza dei MIGRANTI da parte delle nazioni più ricche deve avvenire nella misura del possibile perché un popolo e le sue autorità hanno il diritto di LIMITARE il numero delle nuove entrate in vista del bene comune e di SUBORDINARE l'immigrazione a diverse condizioni giuridiche tra cui l'obbedienza alle leggi del paese che ospita il migrante (CCC n.2241).
Tra l'altro occorre ricordare che le popolazioni immigrate provenienti dalle regioni islamiche, solitamente fanno fatica ad integrarsi, quando non si integrano per niente. Lo aveva detto con molta chiarezza il Card. Giacomo Biffi, mettendo in guardia le autorità civili proprio dalla difficile integrazione dei musulmani. "Gli islamici - scriveva il Cardinale Biffi - vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra umanità, individuale e associata, in ciò che ha di più essenziale, di più prezioso, di più laicamente irrinunciabile: più o meno dichiaratamente, essi vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente diversi, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro".

E quante dimostrazioni ci sono state da parte di immigrati che volevano esser ospitati gratis in hotel a più stelle, o perchè il cibo gratis non era abbastanza buono, o perchè il wi fi non era abbastanza veloce?  Ma quelle manifestazioni andavano bene.
Allora stavolta alcuni italiani, vessati da tasse da esproprio, da Imu, Tares, Tasi, Tarsu, Fornero, UE, WTO, Merkel, Trichet, Cognac, Schäuble, Lagarde, Soros, Bail in, e chi più ne ha più ne metta, dopo 30 anni di immigrazione subìta, di paesini e frazioni in cui ci sono 100 extracomunitari e 10  90enni italiani,  si sono stufati.

Gli italiani si sono stufati di battersi contro cieche burocrazie in base alle quali non hanno diritto a nulla, si sono stufati del fatto che i soldi e il lavoro per loro non ci sono, ma ci sono hotel a 5 stelle e case popolari regalate per gli immigrati; ci spolpano di tasse per accogliere, accogliere, accogliere,
mentre molti italiani sono ridotti a 300 euro di pensione, dormono nei garage o in auto, dopo aver lavorato e stra-versato per una vita in tasse e contributi.

_Sul (preteso) obbligo dell'integrazione:

Sarebbe tanto bello integrare. Si integra chi è integrabile. Si integra chi ha una visione della vita simile, non chi coltiva una visione della realtà fideisticamente opposta in tutto alla propria.
Così finora "integrare" significa togliere i simboli religiosi e tradizionali nostri e islamizzarci noi. Nessuna comunità islamica al mondo in paesi che subirono l'immigrazione coatta prima di noi si è mai integrata, si veda l'UK, gli USA, la Francia, La Svezia, la Germania.

Nonostante i media nostrani tacciano o quasi, la Francia, grazie all'immigrazione e alla situazione ingovernabile derivatane, è in preda a una serie di ribellioni.
Si legga qui ma anche su questi altri giornali.

Riprendo da Blondet un po' di informazione e di formazione, come invocata più sopra, su cosa sta accadendo e perchè:

"...il tentativo di de-nazionalizzare gli stati nazionali attraverso l’uso di migranti non assimilabili.  
Se fosse solo un problema demografico come viene raccontato, sarebbe prioritario mettere gli italiani in condizione di non emigrare (oltre 200 mila nel 2015 di cui 107 mila ufficialmente), o sarebbe piu conveniente l’immigrazione di popolazioni a noi più affini. Gli ucraini se potessero verrebbero in massa. Affini etnicamente e religiosamente, avrebbero il vantaggio che i loro figli sarebbero totalmente assimilati, senza ghetti di emarginati rancorosi di tipo francese o statunitense. Ma questo non va bene. Perché quello che serve è proprio l’immissione di popolazioni che non possano assimilarsi. 
Per destabilizzare e permettere il controllo remoto dello stato-colonia. 
Tutto questo in qualche maniera richiama la decolonizzazione dell’impero britannico, quando dal 1947 le colonie ottennero l’indipendenza e i britannici disegnarono i confini in modo da non regalare mai una omogeneità etnica. Un simpatico lascito di caos. 
Le élite che controllano gli Stati Uniti si stanno preparando al dopo-Nato, e un’Europa massacrabile da conflitti interni è quanto di più auspicabile."