martedì 25 ottobre 2016

La "Camera del Silenzio" all'Azienda U.S.L. di Parma

La "Camera del Silenzio"? 

Non si tratta di una riedizione del film di Francois Truffaut "La Chambre verte" (1978), tratto da suggestivi racconti di Henry James, tra cui "l'Altare dei Morti", 
nè è un titolo di un film di Ingmar Bergman; 
non è una stanza di "decompressione" post discoteca o afterhours, nè la zona di sviluppo di rullini fotografici.


 Non ha nulla a che fare nemmeno col capolavoro "la Camera della Badessa" nell'ex Monastero di S. Paolo a Parma (sopra nell'immagine), celebre per i magnifici affreschi 1518-1519 del Correggio.
[si può anche paragonare la decorazione fittamente simbolica di tono sia mitologico sia biblico della soprastante Camera del Correggio, con la "camera del silenzio" poco sotto, per farsi un'idea della tabula rasa contenutistico-formale della contemporaneità]

__________________________

Ce ne dice di più Andrea Zambrano in questo articolo:

Se il vescovo smette di insegnare all'uomo la verità su vita e morte

"L’Asl di Parma ha inaugurato un nuovo servizio per i pazienti e i familiari ospitati all’Ospedale Maggiore. E’ una stanza. No, non troveranno posto ecografi o lettini. Non ci sarà nulla. Proprio nulla: né arredi, né oggetti, né sedie. Perché non servono allo scopo e lo scopo è quello di affrontare il dolore della malattia o la perdita della morte. L’hanno ribattezzata Stanza del silenzio e quelli di Repubblica, che di queste novità sono sempre ghiotti, l’hanno confezionata così: “Parma, una stanza dove le preghiere non hanno bandiere”.

Qui l'interpretazione del fatto secondo Repubblica
 
Facile immaginare il senso: siccome le cappelle col Santissimo offendono le altre fedi, bisogna creare qualche cosa che vada bene a tutti. Ma che cosa? Semplice: una stanza dove annullare qualunque riferimento al sacro e che nelle intenzioni si dica che possa andare bene a tutti: cattolici, buddisti, musulmani, induisti, ebrei e persino atei dato che al tavolo nazionale voluto  da un Forum interreligioso del quale si disconosce l’autorevolezza devono starci proprio tutti.

Non è la prima stanza del silenzio che viene creata. Sempre Repubblica ci informa che negli Stati Uniti è ormai una prassi e che l’idea nacque all’Onu nel lontano 1954 quando l’allora segretario della Nazioni Unite fece predisporre una camera di meditazione per i dipendenti del quartiere. Così con la scusa del pluralismo religioso, si abbandonano le specificità delle varie religioni che sulla morte hanno elaborato un pensiero profondo, per mettere pari tutti. Come avrebbe detto Totò: dato che la morte è una livella, anche la riflessione su di essa deve vedere tutti partire dallo stesso punto. Che non è come avrebbe detto un Sant’Alfonso la consapevolezza che di fronte all’ora fatale non ci sono né re né plebei, ma è il nulla, appunto.

L’iniziativa di Parma è significativa però, rispetto ad altre già create in Italia, come Torino, per due motivi.
Anzitutto è sponsorizzata da numerosi enti pubblici, i quali attuano direttive di scristianizzazione già affermate e utilizzano i nostri soldi anche per questi scopi che al contribuente potrebbero sembrare discutibili per il semplice fatto che esulano dalle loro competenze: che si debba incaricare l’Asl di Parma di livellare tutte le esperienze religiose di fronte a come reagire alla morte è alquanto discutibile, che a collaborare a questo progetto ci siano professionisti, immaginiamo ben pagati, di alcune università, come quella di Modena-Reggio e quella di Padova, è folcloristico, perché da sempre gli atenei sono i luoghi del sapere. La loro presenza in questo tipo di progetti invece certifica che le Università non hanno praticamente nulla da dire se non il silenzio e una meditazione tanto vaga quanto sterile.

La seconda specificità è che alla causa ha portato acqua anche la Diocesi di Parma che, sostiene sempre Repubblica, ha accettato di partecipare entusiasta alla creazione della stanza del silenzio. E ti pareva: non bastava aver lodato i grandi epigoni del laicismo italiano come Pannella e Dario Fo come improbabili cristiani inconsapevoli, adesso le gerarchie ecclesiastiche sono prone persino nello svendere a buon mercato ciò che hanno ricevuto in custodia: l’anima delle persone e la verità sul loro destino eterno. 

In Diocesi a Parma si vede che si è pensato di tradurre alla lettera la profezia di John Lennon che in Imagine si augurava un mondo finalmente senza religioni.

(Qui una mia analisi di "Imagine")

Eccolo accontentato, grazie a vescovi che hanno scambiato il mito del dialogo come un risvolto moderno e rattrappito dell’evangelizzazione. Accantonando la verità per far posto al disorientamento, smettendo di dare criteri per leggere la realtà attraverso la fede. 



A noi viene in mente un’altra canzone, di Gino Paoli: il nulla in una stanza. Il cielo non c’è più. Di fronte al silenzio come grido nel vuoto e non, come direbbe il cardinal Sarah, luogo privilegiato dell’ascolto, non ci resta che il nulla.

E’ evidente che non c’è stato nessun buddista che si sia lamentato con la direzione dell’ospedale per non aver trovato una cappella di suo gradimento durante il ricovero; né che i musulmani abbiano chiesto di avere a disposizione una camera di meditazione dove stendere lo stuoino tra un ciclo e un altro di chemio. Si procede per false risposte a bisogni veri: siccome ormai non siamo più cattolici, trasformiamo tutto in modo che vada bene a tutti. Però qualche spazio ci vuole perché la morte è assurda e noi, dopo aver cacciato Dio dalle nostre porte principali non ce lo vediamo più.

Con buona pace per la verità sull’uomo che difficilmente potrà trovare pace e risposte tra quattro mura agghindate con quadri da biennale e suppellettili sincretiche. E’ proprio vero che quando uno non crede più a niente diventa credulone. A Parma, complice la direzione sanitaria e uno stuolo di cultori autorevoli della nuova religione 2.0, quella che dovrà affratellare i popoli senza un briciolo di verità, si adora il vitello d’oro del silenzio nichilistico, ma elevandolo a religione perché è questo che deve tenere legati gli uomini: una indistinta e informe di sentimenti vacui e terribilmente umani.

E a certificare tutto questo c’è la complicità di pastori che hanno deciso di abbandonare la loro missione per accontentarsi del dio ignoto degli ateniesi. Anzi, più che ignoto: il Dio assente, il Dio del così è se vi pare. Però quella stanza una cosa la dice: dopo aver fatto di tutto per cacciare Dio dalla propria vita si ritorna come in un gioco dell’oca al punto di partenza. Con le stesse domande, ma senza pretendere una risposta, che a ben guardare sarebbe a portata davvero di tutti."

--------------------------- 

Aggiungo: 
il nostro non è un Dio "del silenzio", anche se certamente lo si può fruire quando si fa silenzio dentro di sè;

ma è un Dio Vivente, che parla, si dona fino in fondo, in Cristo e nello Spirito Santo,
crea e ricrea la Vita
e si comunica alle Sue creature.

cfr. Giobbe 33,14:

"Iddio parla,
una volta e anche due,
ma l'uomo non ci bada"

domenica 23 ottobre 2016

Il Beato Marco d'Aviano ed il cappuccino

L'inventore del cappuccino: 
oggi potrebbe essere ricordato per questo.
 Un simpatico francescano che si prodigava indefessamente per la pace e la concordia tra i popoli e che, mirabile esempio di multiculturalismo, ha preso dai turchi i chicchi del caffè, la mezzaluna islamica e ne ha tratto fuori la la colazione italica famosa in tutto l'orbe: cappuccio e cornetto (brioche, nella versione francese in uso nel nord della penisola), appunto.

 Sarà, forse, anche per quel lontano debito di riconoscenza mai compiutamente assolto che oggidì in Europa ci si prodiga in modi creativamente solleciti affinché i nostri cari fratelli musulmani possano sentirsi il più possibile a casa loro in casa nostra?
 Già, perché poi, a volerla dire proprio tutta, in realtà, il nostro poteva anche mostrarsi più rispettoso ed inclusivo e smettere di sventolargli continuamente davanti alla ghigna quel benedetto crocefisso che si portava inopinatamente seco, che lui lo sapeva quanto divisivo potesse risultare.

E così, nell'anno del Signore 2016, di frate Marco, al secolo Carlo Domenico Cristofori, si parla ben poco, e se lo si fa, meglio associarlo ad un buon cappuccino densamente cremoso, accompagnato da un fragrante croissant appena sfornato.

Il rischio è che poi, magari, a qualcuno particolarmente curioso salti in testa di sapere per quale motivo a quel buon uomo, nel lontano settembre 1683, pareva così importante aggirarsi per le strade di Vienna con una croce tra le mani, e potrebbe anche scoprire che la usava per benedire, dare coraggio e fortificare le migliaia e migliaia di viennesi stremati dal terribile assedio che i fratelli turchi avevano posto alla loro città, e di guerrieri che combattevano contro un numero soverchiante di ottomani (70000 contro più di 150000) agli ordini di Kara Mustafa, generale del sultano Maometto IV, che aveva come scopo non solo di conquistare ed islamizzare, ma anche aprirsi un varco per poi giungere a Roma e proporre al papa Innocenzo XI, nel nome del dialogo e dell'unico Dio del Libro, di apportare qualche lieve ed ecumenica modifica alla basilica di San Pietro.

Ma, sarà che secondo il gusto estetico di papa Innocenzo le mezzelune non donavano alle croci, o che  apprezzava poco le usanze turche nei confronti delle popolazioni cristiane che venivano da questi visitate, padre Marco, già notissimo per le sue qualità di taumaturgo e predicatore, fu inviato proprio dal Romano Pontefice a Vienna, affinché riunisse i litigiosi sovrani d' Europa in una rinnovata Lega Santa con lo scopo di chiedere gentilmente agli islamici di ripassare cortesemente in un altro momento, che so, magari con un altro pontefice di inclinazioni artistiche maggiormente sincretiche di quel purista di Innocenzo. 

Voi penserete che scherziamo, che esageriamo con la nostra ironia. Figuriamoci se veramente un personaggio  come il Beato Marco d'Aviano viene ricordato principalmente per il cappuccino! Quanto all'altro aspetto, invece, quello marginale circa lo scambio culturale viennese, parola d'ordine, compagni: l'Islam, ovviamente, non c'entra nulla...
Faremo anche ironia, ma, purtroppo, non inventiamo nulla. La realtà è ben oltre.


__________________________

Ecco l'articolo di "Famiglia Cristiana", penna di Stefano Pasta.


http://www.famigliacristiana.it/articolo/tanti-auguri-cappuccino.aspx


"TANTI AUGURI, CAPPUCCINO

Il suo compleanno è scivolato via senza clamore.  Eppure, a ben vedere, qualcosa da festeggiare ci sarebbe pur stato, specialmente in un'epoca come questa, con il morale collettivo sotto i tacchi. Il 17 novembre 1631, ovvero 383 anni fa, nasceva fra Marco d'Aviano. Un credente appassionato al punto d'essere proclamato beato (lo fece Giovanni Paolo II, nel 2003). Il salvatore di Vienna, perché nel 1683 contribuì a liberare la capitale austriaca sotto assedio,  fermando l’avanzata dell’esercito ottomano verso l’Europa occidentale. Ma, anche, l'inventore del cappuccino.

Già, proprio lui: religioso, francescano, cappuccino, appunto. Come in tutta la storia gastronomica, di certezze ce ne sono poche, ma la versione più attendibile attribuisce a padre Marco d’Aviano (1631-1699) l'invenzione della bevanda italiana più famosa al mondo. Si dice che quando si trovava a Vienna il frate entrò in un locale e, non riuscendo a bere il caffè così forte, chiese qualcosa per addolcirlo. Gli portarono del latte e il liquido si schiarì diventando dello stesso colore del saio del religioso. «Kapuziner!»esclamarono gli avventori del locale e il resto è, o meglio pare, storia di un’eccellenza del made in Italy, più diffusa anche dell’espresso proprio perché più dolce. 

Ma com’era finito a Vienna questo frate, al secolo Carlo Domenico Cristofori, nato tra i friulani di Villotta? Compiva una “missione impossibile” affidatagli da papa Innocenzo XI: creare una complessa e difficile alleanza tra i sovrani cattolici per fermare gli ottomani. In quel momento, infatti, i turchi disponevano di quasi 200mila soldati, avevano preso Belgrado, avanzavano in Ungheria e marciavano spediti per cogliere – come si diceva allora – “la mela d’oro” del giardino europeo, Vienna. All’epoca, padre Marco era noto soprattutto come predicatore di Padova e del Veneto prima e dell’Europa poi (Baviera, Austria, Fiandre, Parigi, Germania, Boemia, Svizzera), sempre più accompagnato dalla fama di taumaturgo dopo la guarigione prodigiosa di una monaca costretta a letto da 13 anni. 

A Vienna, nel 1680 era divenuto amico dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Leopoldo I d’Asburgo, di cui fu consigliere spirituale fino alla morte, e aveva rapporti nelle varie corti europee. Nonostante l’opposizione del francese Luigi XIV, che pur vantava il titolo di “Re Cristianissimo”, il cappuccino riuscì a vincere le rivalità tra i principi cattolici e a formare la Lega Santa, guidata dal polacco Giovanni Sobieski. Alla vigilia della battaglia decisiva, padre Marco fu accanto ai soldati, celebrando la Messa sul Monte Calvo, la collina che sovrasta Vienna, e invitandoli a credere nell’aiuto divino. Nonostante l’inferiorità numerica, nella battaglia tra l’11 e il 12 settembre 1683, l’esercito turco venne respinto dopo due mesi di assedio alla città.Papa Innocenzo XI proclamò la giornata “Festa del Santissimo Nome di Maria” e l’operazione militare, che allontanò definitivamente il “pericolo ottomano” dall’Europa occidentale, continuò con la riconquista di Buda, capitale dell’Ungheria, nel 1685 e successivamente della Serbia. 

L’impresa di Vienna e il ruolo di Marco d’Aviano sono stati recentemente rievocati dal romanzo storico “Gli Ussari Alati” di Daniele Cellamare, docente alla Sapienza di Roma ed esperto di storia militare; il titolo del libro, giunto alla seconda ristampa ad un mese dall’uscita, richiama il temibile reparto di cavalleria scelta che fu decisivo nel mettere in fuga l’esercito turco. In occasione della sua beatificazione, il cardinale José Saraiva Martins, allora prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, precisò che era necessario contestualizzare la figura e il messaggio del frate cappuccino. «Marco d’Aviano – spiegò – non ha combattuto l’islam inteso come religione, né ha promosso “crociate preventive”, ma ha solo dato il suo contributo per la difesa da un aggressore, che era allora l’Impero ottomano». La sua fama di uomo giusto si diffuse anche tra i musulmani quando, dopo la liberazione di Belgrado il 6 settembre 1688, intervenne personalmente per salvare ottocento soldati della Sublime Porta, catturati dai cristiani e che altrimenti sarebbero stati passati a fil di spada. "
_______________________________________


No, no, non ha combattuto l'Islam, non sia mai.
La preghiera da lui composta e recitata all'alba del 12 settembre 1683 prima della battaglia di Kahlenberg, in cui l'esercito cristiano guidato dal re di Polonia Giovanni III Sobieski ed il duca Carlo V di Lorena sconfisse quello ottomano, è infatti, lì a testimoniare la verità, al di là di ogni mistificazione, forzatura, rilettura strumentale che il nuovo corso tenta di imporre.

Preghiera del beato Marco d’Aviano nella battaglia di Vienna



O grande Dio degli eserciti, guardaci prostrati qui ai piedi della tua maestà, per impetrarti il perdono delle nostre colpe. Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la tua bontà, hanno giustamente provocato la tua ira. O gran Dio, ti chiediamo il perdono dall’intimo dei nostri cuori; esecriamo il peccato, perché Tu lo aborrisci; siamo afflitti perché spesso abbiamo eccitato all’ira la tua somma bontà. Per amore di Te stesso, preferiamo mille volte morire piuttosto che commettere la minima azione che ti dispiaccia. Soccorrici con la tua grazia, o Signore, e non permettere che noi tuoi servi rompiamo il patto che soltanto con te abbiamo stipulato.

Abbi dunque pietà di noi, abbi pietà della tua Chiesa, per opprimere la quale già si preparano il furore e la forza degl’infedeli. Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, siici tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzare l’opera delle tue mani. Ricordati che, per strapparci dalla servitù di satana, Tu hai donato tutto il tuo prezioso Sangue. Permetterai forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani? Permetterai forse che la fede, questa bella perla che cercasti con tanto zelo e che riscattasti con tanto dolore, venga gettata ai piedi di questi porci? Non dimenticare, o Signore, che se Tu permetterai che gl’infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il tuo santo Nome e derideranno la tua potenza, ripetendo mille volte: “Dov’è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?” Non permettere, o Signore, che ti si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando t’invocavamo nella nostra miserevole angoscia.

Viene a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie! Se Tu sei a nostro favore, gli eserciti degl’infedeli non potranno nuocerci. Disperdi questa gente che ha voluto la guerra! Per quanto ci riguarda, noi non amiamo altro che essere in pace con Te, con noi stessi e col nostro prossimo. Rafforza con la tua grazia il tuo servo e nostro imperatore Leopoldo; rafforza l’animo del re di Polonia, del duca di Lotaringia, dei duchi di Baviera e di Sassonia, e anche di questo bell’esercito cristiano, che stanno per combattere per l’onore del tuo nome, per la difesa e la propagazione della tua santa Fede. Concedi ai principi e ai capi dell’esercito la fierezza di Giosué, la mira di Davide, la fortuna di Jefte, la costanza di Joab e la potenza di Salomone, tuoi soldati, affinché essi, incoraggiati dal tuo favore, rafforzati dal tuo Spirito, e resi invincibili dalla potenza del tuo braccio, distruggano e annientino i nemici comuni del nome cristiano, manifestando a tutto il mondo che hanno ricevuto da Te quella potenza che un tempo mostrasti in quei grandi condottieri. Fa’ dunque in modo, o Signore, che tutto cospiri per la tua gloria e onore, e anche per la salvezza delle anime nostre.

Te lo chiedo, o Signore, in nome dei tuoi soldati. Considera la loro fede: essi credono in Te, sperano tutto da Te, amano sinceramente Te con tutto il cuore. Te lo chiedo anche con quella santa benedizione, che io conferirò a loro da parte tua, sperando, per i meriti del tuo prezioso Sangue, nel quale ho posto tutta la mia fiducia, che Tu esaudirai la mia preghiera. Se la mia morte potesse essere utile o salutare, per ottenere il tuo favore per loro, ebbene te la offro fin d’ora, o mio Dio, in gradita offerta; se quindi dovrò morire, ne sarò contento. Libera dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattieni il braccio della tua ira sospeso su di noi, e fa’ capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Te, e che Tu solo hai il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando ti piace. Come Mosé, estendo dunque le mie braccia per benedire i tuoi soldati; sostienili e appoggiali con la tua potenza, per la rovina dei nemici tuoi e nostri, e per la gloria del tuo Nome. Amen!

Avremmo molto da imparare dal beato Marco d'Aviano, quello vero, non quello del cappuccino, ma temo che, se pronunciasse pubblicamente e solennemente, in nome di Cristo e della Sua Chiesa, queste parole nel nostro evo suicida, i primi a scomunicarlo e togliergli qualunque legittimità senza il minimo indugio, prontamente dissociandosi  urbi et orbi e rassicurando i fratelli maomettani sulla marginalità e l'ostracizzazione del figuro in questione, sarebbero per primi i rappresentanti della Chiesa cattolica stessa (non c'è bisogno di menzionare le laicissime istituzioni di ogni ordine e grado, nonchè i giornaloni e le varie associazioni per tutti i diritti veri o presunti di tutto e tutti tranne che di Dio). E questa è la sola sostanziale differenza tra mille, cinquecento, trecento anni fa ed oggi: l'Islam fa sempre l'Islam come è nella sua natura, è l' Occidente ad essere cambiato e la Santa Romana Chiesa con lui, per tenere affannosamente dietro allo spirito del tempo, e non si difende più, non si ama più, ha semplicemente deciso di lasciarsi morire tra una spensierata caccia ai pokemon e una compulsiva abbuffata di negozi aperti la domenica pomeriggio. Titanic docet.

venerdì 21 ottobre 2016

Un breve di Leone XIII



«Con gente sospetta di appartenere alla massoneria o a sodalizii ad essa aggregati badisi ognuno di non aver amicizia o dimestichezza: dai loro frutti li conosca e li fugga

E non pur di coloro che, palesemente empii e libertini, portano in fronte il carattere della setta, ma di quelli si eviti il tratto familiare, che si occultano sotto la maschera di universale tolleranza, di rispetto a tutte le religioni, di smania di voler conciliare le massime del Vangelo e le massime della rivoluzione, Cristo e Belial, la Chiesa di Dio e lo Stato senza Dio.»





Papa Leone XIII "Custodi di Quella Fede"; "Inimica Vis"; 8 dicembre 1892

(altre cose interessanti su  http://progettobarruel.comuf.com/novita/16/Leone_XIII_Custodi_di_quella_fede.html )

mercoledì 19 ottobre 2016

Lutero e....

In quest'epoca, di dichiarazioni congiunte sulla Giustificazione per fede coi luterani, che per quanto paiano innocentemente ireniche, 
vanno a violare di fatto quanto già infallibilmente statuito al Concilio di Trento, (adottando la stessa interpretazione ideologica e falsata di Romani 3,28 con l'aggiunta del "sola", contenuta nella luterana "Prefazione alla lettera ai Romani", e confluita in Calvino, Ist. III, 11,1, fino al Catechismo di Heidelberg e alla
Confessione Belga),

proponiamo un diverso passaggio storico.
Si noti che quasi a ogni capoverso del testo sottostante si traducono studiosi e art. di giornali verificabili.

A volte si pensa a grandi questioni ideali, si sfiorano iperuranii e si vellicano epidermidi d'assoluto. A volte , invece....

_____________________________

Martin Lutero. Per la stesura delle sue 95 tesi importante fu il gabinetto.

Certamente nemmeno gli uomini illustri furono esenti da malanni fisici, incurabili nelle epoche in cui vissero, se, come riferisce Plutarco nelle Vite parallele, Giulio Cesare soffriva di epilessia e, come sappiamo da una lettera al fratello Jerome, Napoleone Bonaparte fu vittima di una stipsi cronica che gli procurò terribili disturbi che si acuirono drammaticamente proprio il giorno della battaglia di Waterloo. E proprio ai dolori atroci che lo tormentarono stando in sella alcuni storici attribuiscono la concausa della clamorosa sconfitta.
 

Le infermità dei personaggi storici restarono comunque sempre custodite nel ristretto ambito dei familiari e dei collaboratori più prossimi, perciò stupisce sapere che Martin Lutero non solo non ne facesse mistero ma addirittura ne parlasse apertamente quasi fosse un vanto.
 

Infatti soffriva della stessa infermità di Napoleone ma a differenza di quello, che era obbligato all’azione, svolgendo egli un’attività eminentemente intellettuale risolse il problema trascorrendo gran parte della sua giornata seduto su quello che i tedeschi chiamano Klo, trasformandolo nel suo scrittoio, pensatoio e trono.
 

L’originalità di mente del Riformatore raggiunse tali vette da far sì che ciò che chiunque avrebbe tenuto discretamente occultato come un accidente da ascrivere alla decenza della sfera privata, in lui si trasformò in argomento di conversazioni conviviali e di pubblico dominio.
A tal punto quel gabinetto svolgeva un ruolo determinante nelle sue attività giornaliere e di pensiero che per quattrocentocinquant’anni i suoi studiosi hanno cercato di scoprire dove fosse finito quell’arredo talmente fondamentale da fargli affermare in due discorsi dopo cena (nn. 1681 e 3232b) che il protestantesimo era nato nella fogna: “Lo Spirito Santo mi ha ispirato questa riforma quando ero sulla cloaca.” (Der Spiegel).


Orbene, sappiamo che il vento soffia dove vuole e non si conosce da dove viene e dove va (Gv 3,8) ma, per avere la certezza che qualcosa sia nata dallo Spirito, prima ancora di valutarne i frutti dobbiamo esaminare il contesto dell’evento: occorre perciò figurarci Martin Lutero in profonda meditazione mentre espleta le sue funzioni intestinali, seduto su una tazza collegata ad una fogna, nell’istante in cui una colomba, raffigurazione cristiana dello Spirito Santo, si ferma al di sopra della sua testa benedicendo l’attività sottostante.
 

Dato per scontato da parte dei suoi studiosi ed estimatori che proprio così si svolsero i fatti, il funzionale arnese fu cercato per centinaia d’anni, come sopra detto, fino al fausto giorni in cui, nell’estate del 2004, tornò alla luce durante alcuni lavori di ristrutturazione nel giardino della sua casa di Wittenberg.
 

La scoperta eccitò a tal punto l’animo di archeologi, storici e appassionati studiosi del Riformatore che rimbalzò sulle testate giornalistiche di tutto il mondo, compreso il nostro Corriere della sera che ne dette notizia con un articolo del 23 ottobre dello stesso anno.
 

“Questa è una scoperta grandiosa – affermò trionfante Stefan Rhein, direttore della Luther Memorial Foundation – Qui è dove è nata la Riforma.” (The Sydney Morning Herald)
 

Tenne poi a precisare che il gabinetto, in quanto costruito con blocchi di pietra, era molto evoluto per la sua epoca e che, insolitamente, aveva una seduta di 30 centimetri quadrati, dotata di un buco che attraverso uno scarico primitivo lo collegava ad un sottostante pozzo nero.
 

Invece il dottor Martin Treu, teologo ed esperto di Lutero, residente a Wittenberg, commentò l’avvenimento alla BBC News Online ponendo un grave e angoscioso problema, che riportiamo:
 

“Lutero ha lasciato un catalogo dettagliato della sua battaglia contro la costipazione intestinale ma, nonostante questa ricchezza di informazioni, alcuni dettagli chiave rimangono oscuri, cioé quali succedanei potrebbe aver utilizzato il grande riformatore al posto della moderna carta igienica. Infatti la carta del tempo sarebbe stata troppo costosa e troppo rigida per lo scopo.”
 

Un dilemma che in effetti anche a noi sembra centrale al luteranesimo, ma essendo passati molti anni da quando lo scrupoloso Dott. Treu si pose il quesito, può darsi che nel frattempo, con grande soddisfazione generale, l’abbia risolto.
 

Durante gli scavi si scoprì anche la presenza “di un sistema di riscaldamento a pavimento, che presumibilmente diede a Lutero un po’ più di conforto durante le ore spese in contemplazione” (Der Spiegel)
 

Quindi, comodamente seduto e riscaldato, il fondatore del protestantesimo poteva trascorrere ore a contemplare le verità di Dio, seppur non sappiamo se ciò facesse da solo o anche tenendo concione, in quanto la stanza in cui era collocato il suo trono aveva una dimensione di circa trenta metri quadrati.
 

Quel sacro pensatoio influenzò pure la successiva produzione creativa e riformatrice di Martin Lutero, viste le caricature che egli stesso faceva realizzare da uno dei massimi pittori e incisori tedeschi dell’epoca, Lucas Cranach il Vecchio.
 

Tali caricature, che egli stesso ispirava per ridicolizzare il romano pontefice, si imperniarono spesso su temi collegati alle funzioni intestinali, come possiamo constatare nel pregevole libro della storica Angela Pellicciari intitolato appunto Martin Lutero (ed. Cantagalli).
 

Non è dato sapere se, a giudizio dei suoi seguaci, anche queste ulteriori ideazioni siano state opera dello Spirito Santo o se possano essere attribuite al solo spirito di Lutero.
 

La nostra preoccupazione ora è invece il viaggio che Papa Francesco andrà a fare in Svezia per partecipare ai festeggiamenti dei cinquecento anni della Riforma e per gli impegni che andrà ad assumere a nome dei cattolici. Infatti, leggendo sul sito dei luterani il programma dell’incontro e i cinque “imperativi” concordati, che dovranno essere pronunciati da entrambe le parti per accettazione, pur non essendo teologi possiamo pacificamente prevedere che susciteranno molte polemiche. E speriamo solo quelle.

Paola de Lillo

lunedì 17 ottobre 2016

Giovanni Lindo Ferretti: parabola di un "vecchio punkettone" da cantante dei CCCP a Cristo

Emilia profonda, primi anni '80, il reflusso del grandi ideali, del collettivismo, della lotta di classe, le crepe del luminoso sol dell'avvenire che diventano voragini nei circoli ARCI dal peloso sapore democratico ma di sinistra, o nelle Case del Popolo imbolsite da tonnellate di tortellini, tortelloni, tortellacci, rivoluzione proletaria accomodatasi in un benessere tutto borghese ottuso, pavido, crasso, che campa di rendita spacciando in esclusiva i santini partigiani.

Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, entrambi di Reggio Emilia, si incontrano a Berlino e fondano i CCCP, Fedeli alla Linea, uno dei gruppi punk rock più rappresentativi della scena italiana. Il loro è un punk comunista e filoislamico ( "Brucia Tiro, Sidone...Bombardieri su Beirut!!!", Emilia paranoica, 1985), che trova certezze e punti fermi nel patto di Varsavia ( "voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia, voglio il piano quinquennale e la stabilità", Live in Pankow, 1984), contrappone la disciplina sovietica forgiata nel ferro e nel sangue alla decadente mollezza occidentale ("Voglio odorare il sapore celeste del ferro, voglio vedere il profumo sanguigno del fuoco, esiste lo so..", A ja ljublju SSSR, 1987), urla a squarciagola, selvaggiamente, l'agonia di un mondo che ha perso l'anima
( "Non so dei vostri buoni propositi perchè non mi riguardano, esiste una sconfitta pari al venire corroso che non ho scelto io ma è l'epoca in cui vivo; tu devi scomparire, anche se non ne hai voglia, e puoi contare solo su te...produci, consuma, crepa, sbattiti, fatti, crepa, crepa, crepa...", Morire, 1985). Lambiscono la lotta armata, le BR, i "compagni che sbagliano" ("Chiedi al settantasette se non sai come si fa...", Emilia paranoica) . 
Militanza in Lotta Continua, migliaia di pugni chiusi ai concerti, lacrime, rabbia, sballo, avanti, compagni, pagheranno caro, pagheranno tutto.

Di seguito, un assaggio delle atmosfere e sonorità dei CCCP. E, sì, è proprio così, l'incipit del brano è una delle più famose e discusse citazioni del compianto cardinal Biffi...


Rozzemilia, 1987

Sazia e disperata, con o senza TV, 
piatta, monotona, moderna, attrezzata, 
benservita, consumata,
afta epizootica, nebbia, calce,
copertoni bruciati, 
cataste di maiali sacrificati.
Agli dei delle zone infette,

agli dei delle zone controllate,
agli dei delle zone protette,
agli dei delle zone denuclearizzate,
parlava bene il presidente, dell'uno che diventa due,
ma non per questo il 51 si trasforma in 52.
E allora?
Bi, tri, quatri, penta, sex, tutti,

e tutti sono onesti, e tutti sono pari,
e tutti hanno le palle democratico popolari,
e tutti sono onesti e tutti sono pari.
Dammi una mano, dammi una mano, ad incendiare il piano padano,

dammi una mano, dammi una mano ad incendiare il piano padano.
Provincia di due imperi,

provincia industrializzata, 
provincia terzializzata,
provincia di gente squartata.
Un quarto al benessere, un quarto al piacere,

un quarto all'ideologia, l'ultimo quarto se li porta tutti via!
Dammi una mano, dammi una mano, a consolare il piano padano,

dammi una mano, dammi una mano, ad incendiare il piano padano,
dammi una mano, dammi una mano, ad incendiare il piano padano,
dammi una mano, dammi una mano, a consolare il piano padano.

Passano gli anni, l'acqua scorre sotto i ponti della vita e della Storia.
 L'URSS implode nella propria elefantiasi, cadono le cortine ed i muri, i CCCP non hanno più ragione di essere e si trasformano in CSI ( Consorzio suonatori indipendenti), poi PGR (Per grazia ricevuta).

 Ferretti fa un lungo viaggio fino alla Mongolia, visita i paesi dell'ex paradiso dei proletari e gli occhi si aprono. Illusione, inganno, errori. No, quello non era il Bene, non era l'alternativa salvifica, l'ordine sociale per il quale aveva cantato e nel quale aveva creduto.
L'est tanto mitizzato è un gorgo di desolazione e miseria.

 Allora, scavalcati gli Urali, le steppe immense e sconfinate dell'Asia, la speranza si rivolge ancora più a levante, verso quell'antico Oriente che promette l'atarassia e l'apatia di epicurea memoria per sopravvivere alla nevrosi della post modernità, il contatto con il sè più profondo per non sciogliersi nell' indistinta alienazione di massa dell'individuo sostituito dal consumatore. In nutrite schiere si affollano i supermercati dello Yoga, della meditazione, di Krishna, del Buddha che d'altro canto tutti siamo.

Ma un vecchio punkettone come Ferretti non può non provare un'istintiva sana nausea per lo zucchero filato e le caramelle rosa. Il rarefatto e felpato cielo frikettone dal buonumore obbligatorio e l'ammmooore abusato gettano presto la maschera.
Senza polemòs non esiste la vita.

Dove andare, ora? Ora che i confini dell'est e dell'ovest sono stati scandagliati senza poter trovare un solo luogo su cui fondare l'esistere, dove dirigere i passi? 

La risposta, nonostante sia scolpita nelle fibre del cuore di ogni individuo da sempre e per sempre, suona singolare e desta meraviglia alle orecchie del nostro evo: a casa. 

Tornare a casa, come un reduce, ritrovare le radici, la vecchia nonna che inanella Ave Marie alla luce della candela, la chiesa in cima alla strada, la Croce davanti alla quale mettersi in ginocchio e stare in silenzio.

E' Benedetto XVI ad aprire la porta. Intorno Ferretti è un continuo vociare, ciarlare di questo cattivissimo, oscurantista, rigidone di un tedesco che ha, addirittura, riesumato il latino nella liturgia e va pontificando sul pericolo esiziale che corre l'Europa se non torna a Cristo e non abiura il relativismo culturale. 

Il nostro, allora, stimolato da tanto pubblico disprezzo ( il vecchio punkettone è infatti irrimediabilmente attratto dallo sporco, brutto e cattivo), un bel giorno si reca nella libreria del Duomo di Reggio Emilia e chiede al commesso se questo "Ratzìnger"-accento sulla i per conferire una nota di durezza in più al nome che preludeva al personaggio- avesse mai scritto qualcosa. L'uomo gli tira fuori volumi su volumi, in italiano, tedesco, latino, ed illustra ad un Ferretti stupitissimo gli argomenti di cui trattano. Ne compra nove. Li legge avidamente per mesi. Si apre un mondo, IL mondo.

Il luogo è stato trovato, o meglio, ritrovato; l'economia dell'esistenza ha un senso, e l'Incarnazione ne è il culmine, il fine ed il tramite.
 Il senso di gratitudine e di stima per Benedetto XVI non verrà mai meno. Lo definisce un paio di anni fa, in occasione della presentazione di un suo libro  ("Barbarico") nella redazione fiorentina del quotidiano "La Repubblica", davanti ad una platea che istantaneamente perde il sorriso compiaciuto e si arrabatta in sguardi obliqui imbarazzati, l'ultimo grande intellettuale d'Europa, affermando che le sue dimissioni hanno segnato la fine del tempo concesso alla stessa e più in genere alla civiltà occidentale.

La madre, anziana, ha bisogno di lui al paese natale, lassù, a Cerreto Alpi, quattro case fuori dal mondo e dal tempo arroccate sull'appennino reggiano, sul crinale che divide l'Emilia e la Toscana, i Celti e gli Etruschi, i barbari e Roma, i cavalli e le legioni. Era un bambino quando scese a valle con quel che restava della sua famiglia, perchè così imponeva la modernità a milioni di disgraziati calcolati, meridionali, montanari, contadini, pastori che stavano per diventare pezzi che producono pezzi. E' un uomo ora, che vi fa ritorno per assolvere ad un dovere di pietà filiale e per passare gli ultimi anni che Dio vorrà concedergli, senza telefono e internet, nella terra che è stata della sua gente per secoli.
Non scenderà quasi più a valle, se non per qualche data di un suo concerto necessaria alla sopravvivenza materiale o per portare in pianura "Saga", uno spettacolo di circo equestre che mostra ai cittadini un brandello di quella civiltà in cui l'uomo ed il cavalli formavano uno stretto, vitale connubio, espressione di un'era irrimediabilmente finita.

Di seguito,"Te Deum" di Ferretti e Sparagna. Il brano è tratto da "Litania" (2004) , album frutto della collaborazione tra Giovanni Lindo e  l'orchestra di Ambrogio Sparagna, nato a seguito di una ricerca musicale ed etnografica sui canti sacri della tradizione popolare del crinale appenninico.



La sua è una fede semplice, quotidiana, di cattolico bambino, di un peccatore consapevole di esserlo. Si definisce variamente "un residuo, un inutile presidio di una civiltà di pastori ed allevatori transumanti" già morente al momento della sua nascita; un "montano, italico, cattolico, romano", ed ai tanti fan delusi, compagni di un tempo o nuove leve, che lo accusano di aver tradito e di essere passato al nemico ( tra le altre: vota a destra e partecipa agli incontri di Atreju), o che lo compiangono perchè si è bevuto il cervello, è uscito di melone, si è strafatto talmente tanto da essersi ridotto così ( in certi ambienti, un cristiano è assimilato ad un minus habens), risponde sorridente e serafico che "diventando vecchio, sono diventato cattolico, stronzo e reazionario".  

Ci vuole del coraggio. Ci vuole la fermezza che solo Nostro Signore può donare, per rivendicare una tale identità davanti ad un pubblico che in altre occasioni non esiterebbe, novello giustiziere e longa manus di regime, a linciare un qualsiasi malcapitato che si definisse sbadatamente in questa maniera e ad esporlo al ludibrio generale sulla pubblica gogna al grido infamante di "Fascista, omofobo, razzista".
 Onore, dunque, al vecchio punkettone Giovanni Lindo Ferretti che ha avuto l'onestà di scendere nelle profondità del proprio cuore e non rinnega davanti a nessuno cosa e Chi vi ha trovato.
E sempre sia lode all'Onnipotente, che tesse misteriosamente le Sue trame sulla nostra boriosa e cieca erranza, che mai si stanca di "tirarci su per il coppino"  e che continua ad arruolare soldati anche là, proprio dove meno te l'aspetti.

Qui una video intervista in cui è lo stesso Ferretti a raccontare il suo percorso.



sabato 15 ottobre 2016

La cosca Clinton lancia la “primavera cattolica”

Alle intraprese dell'asse demokrat (?) USA-mani lunghe sull'Eu-"condizioniamo tutto il globo terracqueo", ora si aggiunge anche questa:
_________________

John Podesta, capo della campagna  di Hillary Clinton, in una mail spifferata da Wikileaks afferma: stiamo organizzandoci  “per aprire una primavera cattolica”,  sul modello delle “primavere arabe” che tanto successo hanno avuto  nel destabilizzare gli stati musulmani.


Podesta, formalmente, è un cattolico. Nelle mail (che risalgono al 2011) dice: “ci vuole  una primavera cattolica, in cui i cattolici stessi esigano la fine di una dittatura medievale e  l’inizio di un po’ di democrazia e di rispetto per l’uguaglianza dei generi (gender equality) nella Chiesa cattolica. Sulla contraccezione (-…) i vescovi continueranno  a contrastarla”.   Ma quella è la politica della nuova Amministrazione, dice, perciò occorre battere i vescovi “conservatori”.
E continua Podesta:
“Abbiamo creato Catholics in Alliance for the Common Good (CACG, Cattolici alleati per il bene comune) per organizzare un momento come quello [delle primavere arabe]. Come tante ‘primavere’ penso dovrà essere dal  basso verso l’alto”.
Il CACG esiste, è stato fondato  nel 2005 da due uomini di Podesta: Tom Periello e Fred Rotondaro (notate i nomi italiani) che ne è presidente. I due sono “senior fellows”,  membri  autorevoli, di una  ‘fondazione culturale’ chiamata  Centre for the American Progress, fondata da Podesta.

Per cosa si battono questi “cattolici adulti” made in USA?
Facile intuirlo.  Rotondaro ha scritto nero su bianco: “Il sesso omosessuale è un dono di Dio”.  Ha scritto che “ogni cattolico praticante sotto gli  80 anni di età” è in disaccordo con i divieti della Chiesa  sulla contraccezione. Inoltre, è per il sacerdozio femminile: “Non vedo alcuna obiezione razionale a che una donna diventi prete”. Se ne parla anche qui:

http://www.huffingtonpost.com/fred-rotondaro/the-world-needs-a-new-vat_b_586010.html

Il gruppo è in intima connessione con un altro, nominatosi Catholics United, fondato da attivisti del partito democratico, che attacca i sacerdoti e vescovi che non danno la Comunione a politici favorevoli all’aborto: “Vergognoso metodo di usare il sacramento cattolico come arma politica”.
Anche queste sono fruste repliche.   

Del modernismo, eresia cattolica, la quale è indistinguibile dalla Massoneria perché usa gli stessi metodi (infiltrazione segreta nella gerarchia) e  ha gli stessi  fini: la ‘depurazione’ della religione cattolica delle sue “specificità”, ossia dell’elemento sovrannaturale – il sacerdozio, i sacramenti, la Presenza Reale – per farne una moderna impresa di filantropia,   pronta a confluire   nel Protestantesimo onde dar  luogo alla “religione generale cristiana”  adatta alla Globalizzazione, che non deve disturbare.

Le mail di Podesta sono datate 2011. Nel 2013 il Conclave elegge l’argentino Bergoglio.  Subito salutato dalla massoneria italiana: “Nella Chiesa nulla sarà più come prima”. Il primo Papa ricevuto al Congresso degli Stati Uniti  (dove tradizionalmente ci si squalifica se  ci si mostra ‘papisti’) ricevendone una standing ovation.

E’ anche il primo Papa che, in visita in Messico, è andato ad omaggiare  il presidente Enrique Pena Nieto –  non solo noto massone, ma  elemento dal partito “rivoluzionario istituzionale”, diretto figlio di quello giacobino che scatenò negli anni ’20  la persecuzione sanguinosissima dei cattolici, che li portò alla lotta armata contro il presidente Calles, massone e marxista.
El Papa è entrato in quel palazzo da cui furono ordinate le fucilazioni e le impiccagioni di preti e fedeli, senza dire nulla.  E’ entrato nei giorni stessi in cui Pena Nieto proclama di voler inserire “i matrimoni omosessuali nella Costituzione” (sic): ed ha forse obiettato, Francesco? Ha elevato una minima critica? Nient’affatto. La critica, violentissima, l’ha riservata ai vescovi locali,  accusandoli di carrierismi, consorterie, materialismo  –   e proprio a  quelli che stavano contrastando la “nozze gay in Costituzione”  del presidente massonico.
Mai  «avventurarsi in fondamentalismi per recuperare certezze provvisorie». Soprattutto, «vi prego di non cadere nella paralisi di dare vecchie risposte alle nuove domande: guai a voi se dormite gli allori!». Si veda qui:

http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_13/papa-incontra-presidente-nieto-7b80eff8-d270-11e5-be28-b2318c4bf6d8.shtml

Anche le nomine dei 13 cardinali fatti recentemente  è a senso unico: non solo modernisti, ma si sono distinti per avere, nei rispettivi paesi, rifiutato il contrasto con le autorità civili  su aborto, gender, nozze gay, valori  non negoziabili in genere.

Qui un pezzo di Marco Tosatti sui nuovi cardinali appena eletti.
Ancora approfondimenti QUI.

Ora vediamo che  questa “primavera” papalina era anch’essa preparata nascostamente da  John Podesta, e dai poteri forti americani oggi riuniti attorno alla Clinton e  letteralmente terrorizzati dalla possibilità che alla Casa Bianca vada Trump.   Oggi, Trump ha  agitato il tema a modo suo:  la Clinton deve sbatter fuori i membri della sua campagna che “scherniscono i cattolici”.
Il cattolicesimo americano  è messo a rumore da queste rivelazioni   su Podesta.   Noi, nel nostro piccolo, possiamo dire che si tratta  –  ancora una volta – di una frusta replica della cospirazione modernista. E nemmeno i suoi padrini e burattinai internazionali sono una novità. Più volte abbiamo pubblicato queste frasi di Julian Huxley:



Le dottrine “intransigenti e particolari da cui il Cattolicesimo deve essere “purgato” sono la Presenza Reale, la Confessione,  l’Ordine – il soprannaturale aiuto all’uomo, e la preoccupazione per la salvezza delle anime dalla eterna dannazione. Tutte superstizioni da cui liberarla, perché divenga una orizzontale organizzazione umanitaria e di beneficenza.  A noi pare che Bergoglio stia completando il programma, e con molta fretta e brutalità. Non so voi.
 
Al tutto si aggiunga l'orrida statua rossa di Lutero, la cui scomunica perdura tuttora dal Concilio di Trento, ora inspiegabilmente in Vaticano.

mercoledì 12 ottobre 2016

S. Francesco d'Assisi: Laudes creaturarum

Questo non vuole essere un post solo letterario, anche se in parte lo è; ma attraverso la letteratura, le sue discipline, si propone di rivelare alcuni elementi.  Si parlava di manipolazioni moderne riguardo San Francesco, presentato impropriamente come campione di tutte le mode radical-chic:
terzomondismo, "dialogo", "costruire ponti non muri", "misericordia" senza giustizia nè santificazione, sincretismo, ecologismo, pauperismo, quando non un rottamatore della dottrina cattolica e di ogni Autorità.
Quello di seguito è il breve studio di un suo testo: se, come molto facile che sia, non ci si ritrova, o leggendo San Francesco di prima mano, ci si sente straniti, allora sì, vuol dire che ci si era bevuta qualche fandonia costruita ad arte a suo riguardo.

 (nell'immagine: "San Francesco caccia i diavoli"; Giotto - 1296, Basilica superiore di San Francesco - Assisi)

Anche Francesco de Sanctis, nella sua "Storia della Letteratura Italiana", cadde nell'errore di far iniziare la nostra letteratura dal contrasto di Cielo d'Alcamo. Ma dal momento che quel testo appartiene al quarto/quinto decennio del Duecento, l'inizio più pieno della nostra letteratura va ascritto alle Laudes Creaturarum, o Canticum Fratris Solis, di San Francesco d’Assisi (1181-1226) datato 1224.

Esistono documenti in volgare precedenti, ma tra testi corrotti, mutili o parziali, sono queste Laudes l'avvio più sensato. Si tratta della sola scrittura italiana del Santo, a parte varie redazioni della Regola, in cui è difficile non abbia avuto parte; per gli altri suoi scritti in opuscoli usa il Latino.

Le fonti che descrivono la genesi delle Laudes, lo collegano all'episodio, reso noto anche da Tommaso da Celano, della Certificatio:
ovvero la visione celeste che avrebbe assicurato a San Francesco la salvezza eterna, dopo una turbolenta notte trascorsa a San Damiano nei pressi di Assisi, tra atroci tormenti agli occhi e gli attacchi dei topi.

Ci sono parecchi parallelismi da rilevare. Il Santo "rivoluzionario" si inserisce in una Tradizione ben solida, in realtà, e non la contesta affatto.
Infatti "Laudes" è definizione prima di tutto data ai Salmi finali (CXLVIII-CL) recitati nell'Ufficio Liturgico: il Cantico dunque va inteso come un Salmo, ma in volgare, di forte imparentamento biblico, con uso di Lode tipica dell'Ufficio Liturgico.
Era prevista anche la musica, in Canto Gregoriano: la musica non ci è giunta, ma critici, filologi e studiosi delle fonti concordano si dovesse trattare di musica sillabica, una nota per sillaba.
S. Francesco avrebbe voluto che fra Pacifico, (chiamato rex versuum), diventasse coi confratelli "giullare di Dio" e andasse a dirigere l'esecuzione delle Laudes davanti a un pubblico.

L'interpretazione grammaticale del testo oscilla tra 2 poli: il "per" di molti versetti inteso come causale, quindi lode a Dio Creatore; il "per" come segno d'agente, che sottintende un "da", come lode resa dalle creature a Dio. La lode è rivolta in entrambi casi a Dio, e non istituisce nessun culto per la creatura, vietato dalle S. Scritture.

Per quanto il Cantico sia intessuto anche di elementi personali, ci sono ricordi evidenti dal Libro dei Salmi (S. Scrittura), dal "Cantico dei 3 fanciulli nella fornace" ( Anania, Azaria e Misaele, dal Libro di Daniele, 3, 52-86) oltre a memorie acustiche e concettuali di numerosi passaggi scritturali.

Il cantico è in prosa rimata, e ha per modello le sequenze liturgiche (dette anche "prose" infatti), che si dividono in versetti di pari misura (talvolta più approssimativa), in assonanza tra loro (qui talvolta varia la vocale finale). La filologia mostra nel Cantico, come in alcuni scritti latini di S. Francesco, la presenza del "cursus", che fornisce la prova di un ricercato ornamento retorico.
Il linguaggio ha solo una leggera patina umbra, perchè ciò che si nota di più è l'uso paraliturgico del volgare.

La preghiera è qui principalmente Lode a Dio, e invita tutti alla medesima lode.
Il Salmo 148 ne è un sicuro modello:

PSALMUS 148
1 ALLELUIA.
Laudate Dominum de caelis,
laudate eum in excelsis.
2 Laudate eum, omnes angeli eius,
laudate eum, omnes virtutes eius.
3 Laudate eum, sol et luna,
laudate eum, omnes stellae lucentes.
4 Laudate eum, caeli caelorum
et aquae omnes, quae super caelos sunt. -
5 Laudent nomen Domini,
quia ipse mandavit, et creata sunt;
6 statuit ea in aeternum et in saeculum saeculi;
praeceptum posuit, et non praeteribit.
7 Laudate Dominum de terra,
dracones et omnes abyssi,
8 ignis, grando, nix, fumus,
spiritus procellarum, qui facit verbum eius,
9 montes et omnes colles,
ligna fructifera et omnes cedri,
10 bestiae et universa pecora,
serpentes et volucres pennatae.
11 Reges terrae et omnes populi,
principes et omnes iudices terrae,
12 iuvenes et virgines,
senes cum iunioribus
13 laudent nomen Domini,
quia exaltatum est nomen eius solius.
Magnificentia eius super caelum et terram,
14 et exaltavit cornu populi sui.
Hymnus omnibus sanctis eius,
filiis Israel, populo, qui propinquus est ei. ALLELUIA.


(it.)

Salmo148
1 Alleluia.
Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell'alto dei cieli.
2 Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.
3 Lodatelo, sole e luna,
lodatelo, voi tutte, fulgide stelle.
4 Lodatelo, cieli dei cieli,
voi acque al di sopra dei cieli.
5 Lodino tutti il nome del Signore,
perché egli disse e furono creati.
6 Li ha stabiliti per sempre,
ha posto una legge che non passa.
7 Lodate il Signore dalla terra,
mostri marini e voi tutti abissi,
8 fuoco e grandine, neve e nebbia,
vento di bufera che obbedisce alla sua parola,
9 monti e voi tutte, colline,
alberi da frutto e tutti voi, cedri,
10 voi fiere e tutte le bestie,
rettili e uccelli alati.
11 I re della terra e i popoli tutti,
i governanti e i giudici della terra,
12 i giovani e le fanciulle,
i vecchi insieme ai bambini
13 lodino il nome del Signore:
perché solo il suo nome è sublime,
la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli.
14 Egli ha sollevato la potenza del suo popolo.
È canto di lode per tutti i suoi fedeli,
per i figli di Israele, popolo che egli ama.
Alleluia.

Su modello biblico, l'effetto "lista" di elementi naturali in San Francesco non è dovuto a qualche atteggiamento spirituale particolare o a religiosità spuria, ma all'idea di enumerazione-catalogazione delle cose create (non dimentichiamo nemmeno Adamo nel Paradiso Terrestre, che pose il nome alle cose e animali creati da Dio), modalità ripresa nella sensibilità enciclopedica di tutta la realtà cosmica conosciuta, tipica medievale.

Si nota piuttosto che in età moderna non si ami ricordare la chiusura della composizione di S. Francesco....lì dove si parla di Sorella Morte corporale, di messa in guardia dai peccati mortali, della morte seconda, cioè dannazione, e della necessaria Santificazione per raggiungere l'eterna salute.  Nel componimento si afferma che l'uomo trova beatitudine solo nel rispetto della legge divina (v. 30) e nell'imitazione di Cristo (vv. 23-26)
Il componimento è però un itinerario per gradi, costruito con sapienza, che ha il suo culmine proprio nella conclusione, dove tutti gli elementi vengono dichiarati finalizzati in Dio.
La resezione dei versi finali corrisponde a lasciare in primo piano le parti descrittive e creaturali per se stesse, e sottrarne così la loro ben espressa finalità divina.

L'espunzione dei versi più spirituali, etici ed escatologici, che dopo aver parlato del naturale volgono al soprannaturale, e che ci mettono davanti al Giudizio finale,
(vv. 23 al 33), avviene anche nella recente enciclica "Laudato si'" al § 87, dove il Cantico compare mozzato della parte finale, nel suo messaggio più profondamente spirituale.
Parte finale mancante nell'enciclica e che qui invece riportiamo:

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.


La natura presente nel Cantico si fa anch'essa lode e testimonianza del Dio Creatore, non si tratta di un'esaltazione della natura per se stessa, nè di culto della terra o vani panteismi.
In questo atteggiamento di S. Francesco non c'è in realtà qualcosa del tutto nuovo, non solo per il Salmo 148 sopracitato, ma anche per il concetto paolino, espresso nella lettera ai Romani 1, 20-25, che narra delle opere visibili di Dio come testimonianza di Lui, pur negando ogni panteismo, paganesimo e ogni esaltazione di culto degli elementi o di culto della creatura astraendo dal Creatore...queste cose sono solo Sua Creazione, fattura di Lui:

20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; 21 essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. 22 Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti 23 e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. 24 Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, 25 poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.

La sintassi del testo di S. Francesco ha andamento paratattico, costruito per coordinazione, ripetizione di sequenze accostate. La narrazione trascorre dalla lode iniziale a Dio alle meraviglie del creato (vv. 5-22: sole, luna, vento, acqua, fuoco, terra), fino alla celebrazione della morte (v. 27), vista come passaggio e viatico alla vita eterna, a patto che si sia vissuti come Dio comanda.
Il tutto nell'accettazione umile e gioiosa della propria condizione attraverso la fede, ma anche nel ricercarla a qualsiasi costo, nella fedeltà alla chiamata soprannaturale da parte di Dio.

 Si notino i frequenti latinismi (“laude”, v. 2; “mentovare”, v. 4; “tucte”, v. 5; “spetialmente”, v. 6; “significatione”, v. 9; “clarite er pretiose”, v. 11; “aere”, v. 13; “infirmitate”, v. 24; “tue sanctissime voluntati”, v. 30) e la ripresa in volgare di alcuni nessi sintattici tipici del latino, come il “ka” con valore di quoniam, “poiché” al v. 26 e al v. 31, oppure la costruzione con dignus e infinito (v. 3).

C'è nella parte iniziale un atteggiamento estatico e contemplativo nella narrazione, lo si nota dalla ricchezza degli aggettivi (“bellu e radiante”, v. 8; “clarite et preziose et belle”, v. 11; “multo utile et humile et pretiosa et casta”, v. 16).
Ma questo non toglie la consapevolezza della Croce, e la necessità della perseveranza nelle virtù e nella santificazione, che alla fine sarà incoronata da Dio. Si vedano i vv. 22-26

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

per l'immagine dell'incoronamento dei cristiani Santi da parte di Dio, il riferimento sono ancora le S. Scritture, in cui la "corona della vita" (eterna) o corona da parte di Dio come segno di approvazione divina è presente decine di volte (Giobbe 19,9; Salmi 20,4; Salmi 88,9 e 88,40; Salmi 102,4; Salmi 131,18; Proverbi 4,9; Proverbi 14,24; Sapienza 5,16; Sapienza 18,24; Siracide 1,9; Siracide 1,16; Siracide 6,31; Isaia 28,5; Isaia 62,3; Lamentazioni 5,16; 1Corinzi 9,25; 2Timoteo 2,5;
2Timoteo 4,8; Giacomo 1,12; 1Pietro 5,4; Apocalisse 2,10; Apocalisse 3,11)

Metro: prosa ritmica in 33 versi raggruppati in 12 strofe, che variano da due a cinque versi, con rime ed assonanze. Andiamo finalmente al testo:


Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
 
Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
 
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
 
Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle;
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
 
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
 
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Aqua,
la quale è multo utile e humile et pretiosa et casta.
 
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
 
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
 
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a*cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
 
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
____________________________________

_v. 1:  formula di Lode e Benedizione affine a Bibbia e Liturgia;
_v. 2: "Tue so' le laude...": "A te appartengono"; memoria biblica e liturgica;
_v. 4: "et nullu homo ène dignu Te mentovare", come dignus+infinito, senza preposizione: è sia un latinismo, sia riprende il latino biblico di espressioni come "Num sum dignus vocari filius tuus";
_v. 6: "Frate Sole": simbolo di Dio stesso, "di Dio porta significazione", che come è detto nelle S. Scritture "fa sorgere il Sole sui buoni e sui malvagi" (Matteo 5,45);
il creato è anche di seguito visto come amico, creato apposta per l'uomo,
come l'uomo, pur dotato di libero arbitrio, è creato per Dio, con finalità in Dio e non per se stesso, come si capisce nei vv. successivi;
cfr. anche sul tema e la mutata sensibilità  http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2010/07/gaudium-et-spes-24-o-della.html
_v. 11: "in celu l'ài formate" (come nella Vulgata, in Genesi);
_v. 12: "frate Vento", non mostrato nella violenza della tempesta, ma nel vento che fa crescere; probabile un riferimento al vento leggero in cui è la presenza di Dio come in 1 Re 19, 11-12.
_v. 15: "sor'Aqua" è detta utile, preziosa, casta; si va oltre l'elemento naturale, e insieme fa intendere che nell'elemento naturale c'è un disegno divino: l'acqua lava e dà vita, ma è anche l'acqua del Battesimo, il Sangue e Acqua (1 Giovanni cap. 5) usciti dalla ferita di Cristo, per espiare il prezzo del riscatto (sangue) e rigenerare a nuova vita (acqua); è l'acqua viva (Giovanni 4,10; Giovanni 7,38; Apocalisse 22,1).
_v. 17: "frate Focu" per il quale illumini la notte; fonte di luce e calore, ma riferibile allo Spirito Santo; richiamo alla Pentecoste come nel caso del vento;
_v. 18: "ennallumini": dall'antico francese "enluminer";
_v. 20: "matre Terra": al di là delle mode attuali, rientra ancora nelle espressioni derivate dal pensiero cristiano. La terra è madre perchè da essa ci nutriamo, ma specie perchè Dio forma Adamo dalla polvere, e alla polvere almeno fisicamente ritorniamo; c'è un parallelo anche con la terra della parabola del Seminatore (Matteo 13, 3-9), e nella stessa terra il corpo di Gesù ha riposato, prima di risorgere.
D'ora in poi l'inno si concentra sull'uomo e sulla sua felicità, possibile solo in Dio. Ma San Francesco ha parlato della bontà del creato per un motivo storico ben preciso: era necessario testimoniare il carattere divino e originariamente buono della creazione, contro la gnosi -sempre risorgente in varie tendenze post-marcioniste-, contro eretici e catari, che sostenevano che Dio avesse creato la realtà spirituale, mentre la realtà materiale sarebbe stata di origine demoniaca. Queste tendenze eretiche, non del tutto scomparse nemmeno nella modernità in varie sottoculture, combattono ovviamente anche l'idea dell'Incarnazione.
_v. 26: "ka da Te": il modello sono i versi dei Vangeli nei passaggi sulle Beatitudini: vale per Quoniam.
_v. 31: "la morte secunda": la dannazione eterna. Adoperato in seguito anche da Dante, l'espressione compare in Apocalisse 2,11;   20,6;   20,14;   21,8.
_ i versi sono 33, simbolico multiplo del 3 che indica la Trinità.
__________________

Fonti:   Gianfranco Contini, Letteratura Italiana delle Origini, Fi, Sansoni 1970;     Bibbia CEI; Vulgata S. Girolamo.
Consultati:   Raffaele Spongano, Nozioni ed Esempi di Metrica Italiana, Bo, Pàtron, 1966;    Alfredo Stussi, Nuovo Avviamento agli Studi di Filologia Italiana, Bo, Il Mulino, 1988;    Carlo Tagliavini, Le Origini delle Lingue Neolatine, Bo, Pàtron, 1949, XIV Rist. 1991.