martedì 14 marzo 2017

Nicolás Gómez Dávila: alcuni aforismi





_Il simbolo cerca di suscitare nell'uomo le sue ali spezzate. 

_I riformatori della società attuale si adoperano a decorare le cabine di una nave che sta affondando

_Per alcuni esiste un bene supremo, per altri una molteplicità di beni equivalenti. 
In realtà, ci sono beni disposti lungo una scala che culmina in un bene supremo. 
Ciascuna perfezione è perfetta, ma c'è una gerarchia delle perfezioni.

_Nella sua più profonda solitudine, l'uomo può di nuovo percepire lo sfioramento di ali immortali.

_La medesima dottrina deve valere sotto la luce del meriggio come negli istanti lividi.
Verità è solo ciò che vale indistintamente per l'anima angustiata e per quella entusiasta.

_Qualsiasi regola è preferibile al capriccio.
Senza disciplina l'anima si dissolve in una bruttezza da larva.

_Chi ignora che esiste una gerarchia di beni, del sacrificio trova assurda persino l'idea

_Il fine della vita: che possa nascere qualcosa di nobile.

_Il mondo è un'intenzione infranta che l'animo nobile tenta di restaurare.

_La bellezza di una cosa è la sua vera sostanza.

_Dall'insieme di tutti i punti di vista risulta non il profilo di un oggetto, ma la sua confusione.

_Il credente sa come si dubita, lo scettico non sa come si crede

_Pochi risparmiano la propria energia per le vere scelte

_Volgarità è tanto mancare di rispetto a chi merita, quanto portare rispetto a chi non merita

_Il moderno è un prigioniero che si crede libero, perchè evita di toccare le mura del proprio carcere

domenica 12 marzo 2017

"Un nuovo inizio" di Mons. Fulton Sheen




"Dio, nella Sua grande Misericordia, ha istituito il Sacramento della Riconciliazione, mediante il quale i peccati compiuti dopo il Battesimo, possono essere perdonati.

Nessun essere umano avrebbe mai pensato a questo Sacramento come a qualcosa di paragonabile ad una Resurrezione: in effetti, noi risorgiamo dopo essere morti.

Si tratta di un viaggio di ritorno a Dio.

Ci permette di sbarazzarci delle infezioni prima che queste diventino malattie croniche ed epidemiche.

Il Sacramento della Riconciliazione è l'afflusso, il concentramento della Misericordia di Dio, un'opportunità per l'accrescimento della Grazia del Calvario.

Esso è una medicina per l'anima, la guarigione per le nostre ferite, un ritorno a casa, il disfacimento del passato;

la possibilità di ricominciare una nuova e rigogliosa vita, un altro bagno, una specie di secondo Battesimo"

Mons. Fulton Sheen, "Quaresima e Pasqua"




La confessione senza vero proposito e impegno per non ricadere nel peccato è sacrilega

Gioele 2,12-17

 

 

Gioele 2,12-17

 

12 «Or dunque - parola del Signore -
ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti».
13 Laceratevi il cuore e non le vesti,
ritornate al Signore vostro Dio,
perché egli è misericordioso e benigno,
tardo all'ira e ricco di benevolenza
e si impietosisce riguardo alla sventura.
14 Chi sa che non cambi e si plachi
e lasci dietro a sé una benedizione?
Offerta e libazione per il Signore vostro Dio.
15 Suonate la tromba in Sion,
proclamate un digiuno,
convocate un'adunanza solenne.
16 Radunate il popolo, indite un'assemblea,
chiamate i vecchi,
riunite i fanciulli, i bambini lattanti;
esca lo sposo dalla sua camera
e la sposa dal suo talamo.
17 Tra il vestibolo e l'altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:
«Perdona, Signore, al tuo popolo
e non esporre la tua eredità al vituperio
e alla derisione delle genti».
Perché si dovrebbe dire fra i popoli:
«Dov'è il loro Dio?».

venerdì 10 marzo 2017

Marco 9, 43-50







43Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. 44 

45Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. 46 

47Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, 48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.  

49Perché ciascuno sarà salato con il fuoco. 50Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri.

giovedì 9 marzo 2017

Del dominio di sè






Blaise Pascal, nei "Pensieri" afferma:

  « [...] ho scoperto che tutta l'infelicità degli uomini proviene da una cosa sola:  

dal non saper restare tranquilli in una camera. [...]  

Ho voluto scoprirne la ragione, ho scoperto che ce n'è una effettiva, che consiste nella infelicità naturale della nostra condizione, debole, mortale e così miserabile che nulla ci può consolare quando la consideriamo seriamente. » (Blaise Pascal, Pensieri, 139)

Concordo in parte, umanamente,

perchè la condizione umana può essere pesante...
MA con un'aggiunta: "nulla ci può consolare,"....tranne la fede, la presenza di Dio, l'amore di Dio, 

dirigere lo sguardo alle cose eterne,
come capirà in seguito Pascal stesso.

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Di nuovo...cito Don Divo Barsotti

"L'uomo vive una triplice dimensione: fisica, psicologica e spirituale. 

La dimensione di una vita puramente fisica ci fa schiavi della natura e di tutte le sue esigenze: freddo, caldo, malattie, istinti, desideri, morte. 
La dimensione psicologica ci fa soggetti agli alti e bassi dei sentimenti e delle impressioni. 
Non siamo mai totalmente liberi. 

Ma, se viviamo nella dimensione spirituale, l'anima trascende se stessa e raggiunge Dio. Questa è la vita di una pura fede, che non si appoggia che su Dio. È la vita di una speranza infallibile, che non cerca altro appoggio che Lui. 

È la vita di una carità senza limiti, che non si arrende di fronte al male. In questa dimensione, nessuna prova può turbare l'anima e toglierle l'intima pace. 

Può essere una pace "nera" come la chiamano i mistici, perché sul piano fisico e psicologico l'anima può sentire l'abbandono e la prova, ma essa non si arrende. 
Vive una pace che trascende ogni pena."


(sopra, nell'immagine, "La camera di Arles" di Van Gogh)

mercoledì 8 marzo 2017

L'importanza della preghiera

Pubblico di seguito un articolo d'interesse, che comprende importanti notazioni sulla preghiera.

Potrebbe non aver bisogno di aggiunte.



Ma esistono diverse sensibilità, e, insieme,  bisogna essere realisti:

chi non è abituato a pregare molto, chi non sa pregare (quasi tutti noi),
chi trova difficoltà a far silenzio nel proprio cuore,
chi prega con profluvie di parole
ma si abitua al suono delle parole ripetute sempre uguali anche in modo vuoto e meccanico
e presto si assenta...

sembra di risentire la parola di Gesù: “Non avete saputo vegliare neanche un’ora con me”.
(Mt 26,40; Mc 14,37)

Al di là delle cose descritte, e in attesa di scoprire la preghiera che sgorga dal cuore,
la mia convinzione è che bisogna imparare a mettersi alla presenza di Dio, come prima cosa. 

Si tratta quindi di un atteggiamento.

Del resto:

Matteo 6,6

"Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà."

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Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, per far comprendere l’importanza della preghiera la descrive come «il mezzo necessario e sicuro per ottenere la salvezza e tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per conseguirla» (Del gran mezzo della preghiera, Intr., 1759).

Abile sintesi quella fatta dal santo campano: la preghiera è un “mezzo” che, quindi, ha un suo fine (maggior gloria di Dio, la nostra salvezza e/o grazie attuali); ed è il mezzo “necessario” e “sicuro”, infallibile con determinati elementi, l’unico col quale arriviamo al Cuore di N. Signore.
Tutto questo Sant’Alfonso lo sintetizzava con una frase che deve essere scolpita nella nostra mente, per la sua verità: «chi prega si salva, chi non prega si danna!».

Ai nostri giorni le cose non sono cambiate; la preghiera ha sempre mantenuto la sua importanza. E coi tempi che corrono è ancor più necessario affidarsi ad essa e, con essa, a Dio.

Fu lo stesso Gesù ad insegnarci l’importanza della preghiera; oltre al Pater Noster, già di per sé sufficiente ed esaustivo (v. Can. 425 Catechismo di San Pio X), in molti momenti della Sua vita pubblica ricorda che «tutto quello che domanderete con fede per mezzo della preghiera, voi l’otterrete» (Mc 21, 22; cfr. Lc 11, 9; Mt 7, 7-8; Gv 14, 13-14; Gv 15, 7; Gv 15, 16; Gv  16, 23-24; 1Gv 5, 14-15).

La Sua Chiesa ha continuato a predicare l’importanza della preghiera, arrivando alla sintesi del Catechismo di San Pio X che ricorda come sia «necessario pregare e pregare spesso, perché Dio lo comanda, e, ordinariamente, solo se si prega Egli concede le grazie spirituali e temporali» (Can. 419).

Anche Dom Prosper Gueranger spiega che la preghiera «è per l’uomo il primo dei beni. Essa è la sua luce, il suo nutrimento, la sua vita stessa, poiché lo mette in rapporto con Dio, che è luce (Gv 8,12), nutrimento (Gv, 6,35) e vita (Gv, 14,6)» (L’Anno liturgico, Introduzione).

Sono sempre più convinto che la conoscenza sia la maggior alleata della fede, così, ricordando spesso cos’è la preghiera e la sua importanza, rimarrà sempre alta l’attenzione a questo «mezzo necessario e sicuro».
Una delle definizioni più esaustiva è quella messa insieme da San Tommaso d’Aquino (II-II, 83 I c. et ad. 2) riunendo le formule di San Giovanni Damasceno: «L’orazione è l’elevazione della mente a Dio per lodarlo e chiedergli delle cose convenienti alla salvezza eterna» (cfr. Catechismo di San Pio X, Can. 368).

San Tommaso d’Aquino le attribuiva, giustamente, quattro valori: soddisfattorio («perché suppone sempre un atto di umiltà e di rispetto verso Dio, che abbiamo offeso con i peccati», A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, 104c), meritorio, impetratorio e come nutrimento dell’anima.

L’efficacia dell’orazione, anche se «mezzo necessario e sicuro», non è scontata. È difficile riuscire sempre a recitarla bene. Abbisogna, infatti, anche di alcune attenzioni da parte di chi la recita. Altrimenti sarebbe troppo facile. Basterebbe buttare una richiesta estemporanea e via.

Affinché la preghiera sortisca i suoi effetti (e non sempre, dato che Dio non è obbligato a dare, ma dà per amore e per fedeltà [Catechismo di San Pio X, Can. 420]), si deve innanzitutto porre mente a quel che dice Cristo: «tutto quel che domanderete con fede…».

Già questo non è così scontato. Quante volte sentiamo chiedere a Nostro Signore le cose più disparate «con la stessa sconsideratezza dei bambini ma non con la stessa insistenza, per mancanza di abbandono e di fiducia» (Don Dolindo Ruotolo, Commento a Lc 11, 9 in Commento ai quattro Vangeli, Casa Mariana Editrice)?

E, poi, «appena abbozzata una preghiera, pretendiamo di vederne l’effetto e di vederlo secondo il nostro pensiero e i nostri desideri; quando crediamo di non essere esauditi, perdiamo la fiducia, tralasciamo ogni preghiera e mormoriamo della Divina Provvidenza» (Ibid.).

Senza credere che il Creatore può in qualsiasi momento esaudirci e darci quel che per noi è il vero bene, la nostra richiesta parte già spuntata. D’altronde Sant’Agostino ci fa notare «se tu dunque, pur essendo cattivo, sai cos’è bene dare a tuo figlio, quanto più il Padre, ch’è sempre buono, ti concede una grazia senza che tu lo sappia, quando non ti dà quanto gli chiedi?» (Sant’Agostino, Discorso 77/B, Sulla donna cananea).

Altri elementi necessari per la bontà della preghiera sono il riflettere «che stiamo alla presenza dell’infinita maestà di Dio e abbiamo bisogno della sua misericordia» e che «dobbiamo essere umili, attenti e devoti» (Catechismo di San Pio X, Can. 418).

È, insomma, «assolutamente necessaria l’attenzione; il diletto spirituale è incompatibile con la volontaria distrazione della mente» (A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, 104c; anche «la distrazione volontaria è una irriverenza che mal si accorda con la petizione di una elemosina», 105-3).

San Tommaso sintetizzava gli elementi indispensabili all’efficacia della preghiera in quattro condizioni: «che si chieda qualche cosa per sé, necessaria alla salvezza, in modo devoto e perseverante» (Somma Teologica, II-II, 83, 15 ad. 2).

Possiamo considerare di fede l’infallibilità della preghiera, quando questa è fatta con le condizioni necessarie (A. Royo Marin, op. cit., 105).
Almeno quando la recitiamo per noi («si chieda qualcosa per sé»). Quando recitiamo per gli altri, non possiamo avere una sicurezza dell’infallibilità, non conoscendo le disposizioni di coloro per cui preghiamo. «Possiamo chiedere a Dio che li disponga mediante un effetto della sua misericordia infinita; ma questo Egli non l’ha promesso a nessuno, e noi non possiamo conseguirlo in modo infallibile» (Ibidem, 105-1). Questo però non vuol dire assolutamente che la preghiera per gli altri sia inefficace. Pregare per il prossimo è sempre utile, mai tempo perso.

Ed è dunque così, con la fede, con la perseveranza, con l’attenzione, con l’umiltà che «l’orazione nutre la nostra intelligenza, eccita santamente la nostra sensibilità, stimola e fortifica la nostra volontà. È una vera refectio mentis, per sua stessa natura chiamata a colmare l’anima di soavità e dolcezza» (Ibid.).

Inutile e, devo dire, anche insensato prendersela con Dio, quando non otteniamo quel che chiediamo: succede perché preghiamo male e/o perché chiediamo cose che non sono realmente il nostro vero bene, quello spirituale.
Con quale superbia pensiamo di avere il diritto di ottenere da Dio qualsiasi cosa vogliamo (pensate al dono dei figli, fatto diventare un diritto!)? Con quale arroganza ci crediamo degni di essere esauditi? Ed anche, con quale superficialità (anche nella fede) pensiamo di sapere che Dio è cattivo perché non ci manda all’istante la risposta positiva ai nostri capricci, senza però ringraziarlo quando ci esaudisce?
È proprio questo il male più profondo della nostra preghiera, e in generale della nostra fede: questo nostro stare di fronte a Dio da pari, come se non fossimo noi creature e Lui Creatore; questo nostro pretendere quel che chiediamo, non supplicarlo, come se Lui non fosse che un semplice esecutore dei nostri desideri.
È il paradosso più grande che un uomo possa creare: «l’anima sta ritta in piedi dinanzi a Dio quando presume di se stessa e manca di umiltà; sta ritta quando pretende che Dio la esaudisca e, più che pregarlo, vuole imporsi alla sua maestà, non di rado bestemmiandolo larvatamente» (Dolindo Ruotolo, Commento a Lc 18, 9-14 in Commento ai Quattro Vangeli).

Don Dolindo Ruotolo prendeva atto che «è raro, anzi rarissimo, trovare una persona che non rimanga, almeno qualche volta, scettica di fronte all’efficacia della preghiera, ed è ugualmente raro trovare uno il quale confessi di aver pregato male e di non aver meritato la grazia. È una cosa penosissima questa, sfruttata mille volte da satana per allontanarci dalla preghiera» (Ibid. Commento a Lc 11, 9).

Se riusciamo, invece, a pregare con fede e umiltà, allora l’orazione ci porterà grazie che non riusciamo ad immaginare, e che molto spesso non capiamo.
La preghiera, in particolare il Rosario, è l’arma principale con cui allontaniamo da noi le tentazioni del diavolo e rimaniamo in contatto con Dio.
Imploriamo la nostra Madre celeste affinchè non ci stanchiamo mai di pregare e riusciamo a pregare bene e ad affidarci a Dio,  lasciando a Lui la preoccupazione di esaudirci come e quando Egli crede.

(di Pierfrancesco Nardini, da
 http://www.civiltacristiana.com/limportanza-della-preghiera/)

martedì 7 marzo 2017

Un estratto dal Card. Siri




"Il sacro non è soltanto il rito: è la presenza nel rito della realtà significata. Quando si mitizza il rito, si perde il senso della sostanza che contiene. Non ci si meravigli poi che l’Eucarestia divenga per taluni una semplice festa dell’unità umana, in cui Dio è semplicemente spettatore. Qui, siamo non alla eresia, ma alla apostasia."


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI, 1970]


(sopra, nell'immagine: 
Trigramma di san Bernardino da Siena in un affresco della chiesa di Santa Maria degli Angeli - Lugano)