mercoledì 14 dicembre 2016

Sangue cristiano d' Avvento


Avvento, tempo dell'attesa per definizione.
Anno zero. Un prima ed un dopo. Il Verbo, per dirla con le parole dell'evangelista Giovanni, si fa carne e  rinnova la creazione. Pienezza dei tempi, centro e culmine di tutta la Storia. La Luce del mondo, la Via, la Verità e la Vita, il Salvatore, il Dio con noi.
Questo hanno in animo i cristiani in questi giorni, e questo si preparano ad accogliere, per volontà e sovrabbondante amore del Padre, come da oltre duemila anni.

Domenica 11 dicembre, festa di Mawlid al Nabi, ricorrenza della nascita di Maometto.
 Egitto, il Cairo, quartiere Al Abasiya. La chiesa dei Santi Pietro e Paolo, facente parte della cattedrale copta di San Paolo e sede di Teodoro II°, centodiciottesimo patriarca di Alessandria, è colma di fedeli, uomini, donne, anziani, bambini. Cristiani in preghiera in terra islamica.
Tra loro, dodici chili di tritolo posti non a caso tra le panche riservate a donne e bambini, programmati per esplodere durante la Liturgia. La conta cui oramai siamo tutti un pò assuefatti riferisce di 25 morti, di cui 6 bambini, e 35 feriti. Sangue cristiano, ancora e ancora e ancora, in terra e per mano islamica.
L'imam Ahmed al Tayeb, dell'università al Azhar e massima autorità religiosa sunnita egiziana prontamente condanna, il presidente- generale Abdel  Fattah al Sisi lo segue a ruota e promette sicurezza, protezione & c. Molti cristiani copti, che costituiscono il 10% circa di tutta la popolazione egiziana, protestano davanti alla cattedrale e lamentano la poca tutela di cui sono fatti oggetto. Accusano direttamente al Sisi, che avevano comprensibilmente salutato ed appoggiato con favore dopo il colpo di stato del luglio 2013 che ha sortito la deposizione di Mohamed Morsi, esponente dei "Fratelli musulmani". Discrepanza tra parole e realtà in terra islamica.
La notizia della strage rimbalza in Europa e giunge in Vaticano, da dove provengono doverose e pietose preghiere per le vittime, scontata condanna per la violenza sui generis ed attestazioni di umano, umanissimo cordoglio. Ovviamente, e non mi aspettavo nulla di diverso, nessun aggettivo, nessuna indicazione caratterizzante l'esecrabile quanto non meglio definita violenza. Ipocrisia, cerchiobottismo e cinismo in terra ex cristiana.


Un'immagine della cattedrale di San Paolo dopo l'esplosione


Dicevamo: tempo di Avvento.
Il Verbo si fa carne e si chiamerà Gesù, il Cristo. L' Agnello di Dio, ucciso 33 anni dopo, morto, quasi completamente abbandonato, su una croce per riscattarci tutti, fino alla fine dei giorni. Gesù che dirà a Pietro di riporre la spada nel fodero la notte in cui suda sangue e viene arrestato, che mai ha lordato la sua santa mano con una sola goccia di sangue, innocente o colpevole che fosse, che esorta i suoi discepoli ad amare ed a pregare per i nemici.
Mawlid al Nabi.
 Maometto il mercante, divenuto il profeta, tra le tante attività, quando lo ritiene opportuno, non si esimia dal massacrare, decapitare, uccidere e fare uccidere, vendere donne e bambini come schiavi. Maometto il profeta, il guerriero, il condottiero, il conquistatore, muore in veneranda età, lasciando nove vedove.
Ecco, qui il cuore della questione. Tutto nasce ed origina da questa irriducibile distanza ed incommensurabilità, che salta agli occhi chiara ed evidente, cristallina e lapidaria, ed a prescindere dal fatto che Gesù è Dio e Maometto un uomo.

Davanti all'ennesimo sangue dei fratelli in Cristo versato per mano islamica non si può più tollerare in silenzio lo stillicidio della mistificazione, della sofisticazione e della contraffazione strumentale che vuole ogni religione avere le sue brave sacche di estremisti tutti più o meno simili, affratellati dal fondamentalismo fanatico che li rende, se non zuppa, pan bagnato. E' lo stesso incredibile quanto insostenibile filone di ragionamento secondo il quale il battezzato x che uccide la suocera è circa quasi più o meno assimilabile ad uno jihadista che, in osservanza a dettami coranici, sgozza infedeli e giustizia apostati.

Che pastore è mai quello che accusa le sue pecore già aggredite e trucidate di essere in fondo in fondo come il lupo che le vuole divorare? Quanto ancora dovremo sopportare certe abominevoli menzogne, pesanti come macigni, oscene come bestemmie che gridano giustizia e furore al cielo? Per quanto tempo ancora, Padre Nostro, ci dovremo pascere di questo frutto così amaro del nostro allontanamento da te?
 " Ecco, verranno i giorni, dice il Signore Dio, in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane nè sete di acqua, ma di ascoltare la parola del Signore" (AM 8,11).

Possiate riposare nella pace e nella gloria di Nostro Signore Gesù  Cristo, nuovi martiri d' Egitto.
Voi che li piangete, che la Santa Vergine Madre di Dio vi doni conforto e ristoro.
 Amen.

lunedì 12 dicembre 2016

Terza Domenica d'Avvento - Dom Prosper Guéranger

 
TERZA DOMENICA DI AVVENTO

Il gaudio della Chiesa aumenta vieppiù in questa Domenica. Ella sospira sempre verso il Signore; ma sente che ormai è vicino, e crede di poter temperare l'austerità di questo periodo di penitenza con l'innocente letizia delle pompe religiose. Innanzi tutto, questa Domenica ha ricevuto il nome di Gaudete, dalla prima parola del suo Introito; ma, inoltre, vi si osservano le commoventi usanze che sono proprie della quarta Domenica di Quaresima chiamata Laetare. Alla Messa si suona l'organo; gli ornamenti sono di color rosa; il Diacono riprende la dalmatica, e il Suddiacono la tunicella; nelle Cattedrali, il Vescovo assiste, ornato della mitra preziosa. O mirabile condiscendenza della Chiesa, che sa unire così bene la severità delle credenze alla graziosa poesia delle forme liturgiche! Entriamo nel suo spirito, e rallegriamoci in questo giorno per l'avvicinarsi del Signore. Domani, i nostri sospiri riprenderanno il loro corso; poiché, per quanto egli non debba tardare, non sarà ancora venuto.
La Stazione ha luogo nella Basilica di S. Pietro in Vaticano. Questo tempio augusto che ricopre la tomba del Principe degli Apostoli, è l'asilo universale del popolo cristiano; è quindi giusto che sia testimone delle gioie come delle tristezze della Chiesa.
L'Ufficio della notte comincia con un nuovo Invitatorio, che è un grido di letizia per la Chiesa; tutti i giorni, fino alla Vigilia di Natale, essa apre i Notturni con queste belle parole:

Il Signore è ormai vicino: venite, adoriamolo.

Prendiamo ora il libro del Profeta, e leggiamo con la santa Chiesa:

Lettura del Profeta Isaia
Fiducia in Dio, Egli umilia i superbi.
Allora si canterà questo cantico nella terra di Giuda:
Città forte è la nostra;  
la salvezza vi ha messo mura e baluardo.
Aprite le porte, che vi entri il popolo giusto, mantenitore della fede.
Gente di saldo cuore, conserverai la pace,  
pace, perché in te è fiducia.
Abbiate fiducia nel Signore sempre, in perpetuo,  
perché il Signore è rocca per secoli;
perché ha avvallati gli abitatori delle altezze,  
la città sì elevata l'ha gettata giù,
l'ha gettata giù sino a terra,  
l'ha rasa al suolo.
Ora la calpestano i piedi dei miseri  
i passi dei tapini.
Il giusto aspetta il regno della giustizia e rimane fedele a Dio.
Piano è il cammino per il giusto,  
il sentiero del giusto Tu livelli o Signore.
Sì, per la via dei tuoi giudizi noi Ti attendiamo,  
al tuo Nome, al tuo ricordo va l'anelito dell'anima.
L'anima nostra a Te aspira di notte;  
ancora al mattino il nostro cuore Ti ricerca.
(Is 26,1-9)

O santa Chiesa Romana, nostra roccaforte, eccoci raccolti entro le tue mura, attorno alla tomba di quel pescatore le cui ceneri ti proteggono sulla terra, mentre la sua immutabile dottrina ti illumina dall'alto del cielo. Ma se tu sei forte, è per il Signore che sta per venire. Egli è il tuo baluardo, poiché è lui che abbraccia tutti i tuoi figli nella sua misericordia; egli è la tua fortezza invincibile poiché per lui le potenze dell'inferno non prevarranno contro di te. Apri le tue porte, affinché tutti i popoli facciano ressa nella tua cinta: poiché tu sei la maestra della santità, la custode della verità. Possa l'antico errore che si oppone alla fede cessare presto, e la pace stendersi su tutto il gregge! O santa Chiesa Romana, tu hai riposto per sempre la tua speranza nel Signore; ed egli a sua volta, fedele alla promessa, ha umiliato davanti a te le alture superbe, le roccaforti dell'orgoglio. Dove sono i Cesari, che credettero di averti annegata nel tuo stesso sangue? Dove sono gli IMperatori che vollero attentare all'inviolabile verginità della tua fede? Dove i settari che ogni secolo, per così dire, ha visto accanirsi l'uno dopo l'altro intorno agli articoli della tua dottrina? Dove sono i prìncipi ingrati che tentarono di asservirti dopo che tu stessa li avevi innalzati? Dov'è l'Impero della Mezzaluna che tante volte ruggì contro di te, allorché, disarmata, ricacciavi lontano l'orgoglio delle sue conquiste? Dove sono i Riformatori che pretesero di costituire un Cristianesimo senza di te? Dove sono quei sofisti moderni, ai cui occhi non eri più che un fantasma impotente e tarlato? Dove saranno, fra un secolo, quei re tiranni della Chiesa, quei popoli che cercano la libertà fuori della verità?
Saranno passati con il rumore del torrente; e tu invece sarai sempre calma, sempre giovane, sempre senza rughe, o santa Chiesa Romana, assisa sulla pietra inamovibile. Il tuo cammino attraverso tanti secoli, sotto il sole che fuori di te illumina sole le variazioni dell'umanità. Donde ti viene questa solidità, se non da colui che è la Verità e la Giustizia? Gloria a lui in te! Ogni anno, egli ti visita; ogni anno, ti reca nuovi doni, per aiutarti a compiere il pellegrinaggio, e sino alla fine dei secoli, verrà sempre a visitarti, a rinnovarti, non solo mediante la potenza di quello sguardo con il quale rinnova Pietro, ma riempiendoti di se stesso, come riempì la Vergine gloriosa; l'oggetto del tuo più tenero amore, dopo quello che porti allo Sposo. Noi preghiamo con te, o Madre nostra, e diciamo: Vieni, Signore Gesù! Il tuo nome e il tuo ricordo sono il desiderio delle anime nostre; esse ti desiderano durante la notte, e i nostri intimi sospiri ti cercano.

MESSA
EPISTOLA (Fil 4,4-7). - Fratelli, state sempre allegri nel Signore, lo ripeto, state allegri. La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino. Non vi affannate per niente, ma in ogni cosa siano le vostre petizioni presentate a Dio con preghiere e suppliche unite a rendimento di grazie. E la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù Signor nostro.

Dobbiamo dunque rallegrarci nel Signore, poiché il Profeta e l'Apostolo concordano nell'incoraggiare i nostri desideri verso il Signore: l'uno e l'altro ci annunciano la pace. Stiamo dunque tranquilli: Il Signore è vicino; è vicino alla sua Chiesa; è vicino a ciascuna delle nostre anime. Possiamo forse restare presso un fuoco così ardente, e rimanere freddi? Non le sentiamo forse venire, attraverso tutti gli ostacoli che la sua suprema elevazione, la nostra profonda bassezza e i nostri numerosi peccati gli suscitano? Egli supera tutto. Ancora un passo, e sarà in noi. Andiamogli incontro con le preghiere, le suppliche, i rendimenti di grazie di cui parla l'Apostolo. Raddoppiamo il fervore e lo zelo per unirci alla santa Chiesa, i cui sospiri verso colui che è la sua luce e il suo amore diventano ogni giorno più ardenti.

VANGELO (Gv 1,19-28). - In quel tempo, i Giudei di Gerusalemme mandarono a Giovanni dei sacerdoti e dei leviti per domandargli: Tu chi sei? Ed egli confessò e non negò; e confessò: Non sono io il Cristo. Ed essi gli domandarono: Chi sei dunque? Sei Elia? Ed egli: No. Sei tu il profeta? No, rispose. Allora gli dissero: E chi sei, affinché possiamo rendere conto a chi ci ha mandati: che dici mai di te stesso? Rispose: Io sono la voce di colui che grida nel deserto: Raddrizzate la via del Signore, come ha detto il profeta Isaia. Or quelli che erano stati inviati a lui erano dei Farisei; e l'interrogarono dicendo: Come dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta? Giovanni rispose loro: Io battezzo coll'acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete. Questi è colui che verrà dopo di me, ed a cui non son degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Questo accadeva in Betania oltre il Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, dice san Giovanni Battista ai messi dei Giudei. Il Signore può dunque essere vicino; può anche essere venuto, e tuttavia rimanere ancora sconosciuto a molti. Questo divino Agnello è la consolazione del santo Precursore, il quale ritiene un grande onore l'essere la mera voce che grida agli uomini di preparare le vie del Redentore. San Giovanni è in questo il tipo della Chiesa e di tutte le anime che cercano Gesù Cristo. La sua gioia è completa per l'arrivo dello Sposo; ma è circondato da uomini per i quali il Divino Salvatore è come se non ci fosse. Ora, eccoci giunti alla terza domenica del sacro tempo dell'Avvento: sono scossi tutti i cuori alla voce del grande annunzio dell'arrivo del Messia? Quelli che non vogliono amarlo come Salvatore, pensano almeno a temerlo come Giudice? Le vie storte si raddrizzano? Le colline pensano ad abbassarsi? La cupidigia e la sensualità sono state seriamente attaccate nel cuore dei cristiani? Il tempo stringe: Il Signore è vicino! Se queste righe cadessero sotto gli occhi di qualcuno di quelli che dormono invece di vegliare nell'attesa del divino Bambino, lo scongiureremmo di aprire gli occhi e di non aspettare oltre a rendersi degno d'una visita che sarà per lui, nel tempo, l'oggetto d'una grande consolazione, e che lo rassicurerà contro tutti i terrori dell'ultimo giorno. O Gesù, manda la tua grazia con maggiore abbondanza; costringili ad entrare, affinché non sia detto del popolo cristiano quello che san Giovanni diceva della Sinagoga: In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.

PREGHIAMO
Deh, Signore, volgi il tuo orecchio alle nostre preghiere e con la grazia della sua venuta rischiara le tenebre della nostra mente.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 62-66

giovedì 8 dicembre 2016

l'Immacolata Concezione secondo Bartolomeo Cesi, e alcune note



Bartolomeo Cesi (1556-1629), Incarnazione della Vergine in sant'Anna come Immacolata Concezione, 1593/1595, Bologna, dipinto in origine per la Cappella Desideri nella Chiesa di San Francesco, ora alla Pinacoteca Nazionale, inv. 504.

Il dipinto ha importanza anche come segnale per l'epoca: 

alla fine del 1500 l'artista tenta di rappresentare il Dogma (peraltro allora non completamente e ufficialmente promulgato, ma già presente nella Tradizione e nella fede comune)
per illustrare una verità di fede.



da un punto di vista dottrinale:

PIO IX INEFFABILIS DEUS

Dal catechismo

Articolo di Cristina Siccardi 

Dell'Immacolata Concezione di S. Alfonso Maria de' Liguori 

San Luigi Maria Grignon de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, cap. I 

S. Tommaso e l'Immacolata Concezione (Don Curzio Nitoglia)

nell'arte

mercoledì 7 dicembre 2016

8 Dicembre - Madre delle Madri

Per la Festività dell'Immacolata Concezione, inserisco un breve di Mons. Fulton Sheen, estratto da "Avvento e Natale", Isg Ed., che nella consueta semplicità chiarisce il senso della Festa anche per chi non avesse profondissime basi teologiche.


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"Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. * Egli mangerà panna e miele finchè non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene" (Isaia 7, 14-15)



Dal momento che Maria è ciò che Dio ha voluto per tutti noi, Ella parla di sè in qualità di eterno progetto della volontà di Dio, Colei che Dio ha amato prima che divenisse creatura umana.
Maria è anche Colei che è in intima unione con Dio ancor prima della Creazione del mondo.
Ella esiste nella mente divina in quanto eterno pensiero prima che nascesse qualunque mamma terrena; cosicchè Ella è Madre delle madri.
Maria è la più intima a Dio, Colei che eccelle in purezza.
E poichè mai nessuno è stato più intimo a Dio della donna che Egli scelse come madre per entrare nella storia umana, ne consegue che nessuno potrebbe essere mai stato più puro di Lei.
Noi abbiamo chiamato "Immacolata Concezione" questa speciale purezza di Maria.
Il termine "Immacolata" deriva da un'espressione latina che significa "non macchiata"; il termine "Concezione" significa che Maria, al momento del suo concepimento nel seno di Sua mamma, Anna, e grazie all'anticipazione dei meriti derivanti dalla Redenzione operata da Suo Figlio Gesù, fu preservata da ogni macchia del peccato di origine.

domenica 4 dicembre 2016

Seconda Domenica d'Avvento - Dom Prosper Guéranger


 
SECONDA DOMENICA DI AVVENTO

L'Ufficio di questa Domenica è tutto pieno dei sentimenti di speranza e di gaudio che dà all'anima fedele il lieto annunzio del prossimo arrivo di colui che è il Salvatore e lo Sposo. La Venuta interiore, quella che si opera nelle anime, è l'oggetto quasi esclusivo delle preghiere della Chiesa in questo giorno: apriamo dunque i nostri cuori, prepariamo le nostre lampade, aspettiamo nella letizia quel grido che si farà sentire nel mezzo della notte: Gloria a Dio! Pace agli uomini!
La Chiesa Romana fa in questo giorno Stazione alla Basilica di S. Croce in Gerusalemme. In questa venerabile Chiesa, Costantino depose una parte considerevole della vera Croce, e il titolo che vi fu affisso per ordine di Pilato, e che proclamava la regalità del Salvatore degli uomini. Vi si conservano ancora quelle preziose reliquie; e, arricchita di sì glorioso deposito, la Basilica di S. Croce in Gerusalemme è considerata dalla Liturgia Romana, come Gerusalemme stessa, come si può vedere dalle allusioni che presentano le diverse Messe delle Stazioni che vi si celebrano. Nel linguaggio delle sacre Scritture e della Chiesa, Gerusalemme è il tipo dell'anima fedele; questo è anche il pensiero fondamentale che ha presieduto alla composizione dell'Ufficio e della Messa di questa Domenica. Ci dispiace di non poter svolgere qui tutto il magnifico argomento, e ci affrettiamo ad aprire il Profeta Isaia,e a leggervi, con la Chiesa, il passo da cui essa attinge oggi il motivo delle proprie speranze nel regno dolce e pacifico del Messia.

Lettura del Profeta Isaia

Il Messia sorge, animato dallo Spirito di Dio. Sua giustizia.
Spunterà un rampollo dal trono di Jesse,  
e un pollone germoglierà dalle radici di lui.
Si poserà sopra di esso lo spirito del Signore,  
spirito di saviezza e di discernimento,
spirito di consiglio e di fortezza,  
spirito di conoscenza e timor di Dio  
e nel timor del Signore è la sua ispirazione.
Non secondo l'apparenza farà giustizia,  
né darà sentenza secondo che sente dire,
ma con equità farà giustizia ai miseri  
e sentenzierà con rettitudine per gli umili del paese;
darà addosso al violento con la verga della sua bocca  
e col soffio delle sue labbra darà morte al malvagio.
Avrà giustizia per cintura ai lombi  
e lealtà per fascia ai fianchi.
Staranno insieme il lupo e l'agnello  
e il pardo accanto al capretto si metterà a giacere;
il giovenco e il leoncello pascoleranno insieme  
e un piccol fanciullo li menerà;
la vacca e l'orso si faranno compagnia  
e insieme si accovacceranno i loro nati,  
il leone e il bue del pari mangeranno paglia;
il lattante si trastullerà alla buca dell'aspide  
e nel covo della vipera uno spoppato porrà la mano.
Non faranno male né guasto alcuno  
in tutto il mio santo monte
perché la conoscenza del Signore empierà la terra,  
come le acque ricopriranno il mare.
In quel tempo al rampollo di Jesse, eretto a segnale per i popoli  
si volgeranno ansiose le genti  
e la sua sede sarà cinta di gloria.
(Is 11,1-10)

Quante cose in queste magnifiche parole del Profeta! Il Ramo; il Fiore che ne spunta; lo Spirito che si posa su quel fiore; i sette doni dello Spirito; la pace e la sicurezza ristabilite sulla terra; una fraternità universale nell'impero del Messia. San Girolamo, dal quale la Chiesa attinge oggi le parole nelle Lezioni del secondo Notturno, ci dice "che questo Ramo senza alcun nodo che spunta dal tronco di Jesse è la Vergine Maria, e che il Fiore è lo stesso Salvatore, il quale ha detto nel Cantico: Io sono il fiore dei campi e il giglio delle valli". Tutti i secoli cristiani hanno celebrato con trasporto il Ramo meraviglioso e il suo Fiore divino. Nel Medioevo, l'Albero di Jesse copriva con i suoi profetici rami il portale delle Cattedrali, scintillava sulle vetrate, si spandeva in ricami sugli ornamenti del santuario e la voce melodiosa dei sacerdoti cantava il dolce Responsorio composto da Fulberto di Chartres e messo in canto gregoriano dal pio re Roberto:

R). Il tronco di Jesse ha prodotto un ramo, e il ramo un fiore; * E su questo fiore si è posato lo Spirito divino.
V). La Vergine Madre di Dio è il ramo, e il suo figlio il fiore; * E su questo fiore si è posato lo Spirito divino.

E il devoto san Bernardo, commentando tale Responsorio nella sua seconda Omelia sull'Avvento, diceva: "Il Figlio della Vergine è il fiore, fiore bianco e purpureo, scelto tra mille; fiore la cui vista allieta gli Angeli, e il cui odore ridona la vita ai morti; Fiore dei campi come lo chiama ella stessa, e non fiore dei giardini; perché il fiore dei campi sboccia da se stesso senza l'aiuto dell'uomo, senza i procedimenti dell'agricoltura. Così il seno della Vergine, come un campo eternamente verde, ha prodotto quel fiore divino la cui bellezza non si corrompe mai, e il cui splendore mai si oscurerà. O Vergine, ramo sublime, a quale altezza non sei tu salita? Tu arrivi fino a colui che è assiso sul Trono, fino al Signore della maestà. E io non ne stupisco; perché tu getti profondamente in terra le radici dell'umiltà. O pianta celeste, la più preziosa e la più santa di tutte! O vero albero di vita, che sei l'unica degna di portare il frutto della salvezza!".
Parleremo noi dello Spirito Santo e dei suoi doni, che si effondono sul Messia solo per scendere quindi su di noi, che siamo gli unici ad aver bisogno di Sapienza e di intelletto, di Consiglio e di Forza, di Scienza, di Pietà e di Timor di Dio? Imploriamo con insistenza questo divino Spirito per opera del quale Gesù è stato formato nel seno di Maria, e chiediamogli di formarlo anche nel nostro cuore. Ma consoliamoci ancora sulle meravigliose descrizioni che ci fa il Profeta, della felicità, della concordia, della dolcezza che regnano sulla Montagna santa. Da tanti secoli il mondo aspettava la pace: essa viene finalmente. Il peccato aveva tutto diviso; la grazia riunirà tutto. Un tenero fanciullo sarà il legame dell'alleanza universale. L'hanno annunciato i Profeti, l'ha dichiarato la Sibilla, e nella stessa Roma ancora immersa nelle ombre del paganesimo, il principe dei poeti latini, facendosi eco delle tradizioni antiche, ha intonato il famoso canto nel quale dice: "L'ultima età, l'età predetta dalla Sibilla di Cuma sta per aprirsi; una nuova stirpe di uomini discende dal cielo. I greggi non avranno più da temere il furore dei leoni. Il serpente perirà; e l'erba ingannatrice che dà il veleno sarà annientata".
Vieni dunque, o Messia, a ristabilire la primitiva armonia; ma degnati di ricordarti che tale armonia è stata spezzata soprattutto nel cuore dell'uomo; vieni a guarire questo cuore, a possedere questa Gerusalemme, indegno oggetto della tua predilezione. Troppo a lungo è stata nella cattività di Babilonia; riconducila via dalla terra straniera. Ricostruisci il suo tempio; e la gloria di questo secondo tempio sia maggiore di quella del primo, per l'onore che gli farai di abitarlo tu stesso, non più in figura, ma personalmente. L'angelo l'ha detto a Maria: Il Signore Dio tuo darà al tuo figliuolo il trono di Davide suo padre: ed egli regnerà per sempre nella casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà mai fine. Che altro possiamo fare, o Gesù, se non dire come il tuo discepolo prediletto, Giovanni, al termine della sua Profezia: Amen! Così sia! Vieni, Signore Gesù?

MESSA
EPISTOLA (Rm 15,4-13). - Fratelli: Tutto ciò che è stato scritto, per nostro ammaestramento è stato scritto, affinché mediante la pazienza e la consolazione donata dalle scritture conserviamo la speranza. Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda d'aver il medesimo sentimento secondo Gesù Cristo: affinché d'un sol cuore, con una sola voce glorifichiate Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi dunque gli uni gli altri come Cristo ha accolto voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Gesù Cristo è stato ministro dei circoncisi per dimostrare la veracità di Dio e adempire le promesse fatte ai padri.
I Gentili invece glorificano Dio a causa della sua misericordia, come sta scritto: Per questo ti loderò tra i Gentili, o Signore, e canterò al tuo nome. Dice ancora: Rallegratevi, o Gentili, col suo popolo. E ancora: Gentili, lodate tutti il Signore; o popoli tutti, celebratelo.
E anche Isaia dice: Apparirà la radice di Iesse, Colui che sorgerà a governare i Gentili; in lui i Gentili spereranno.
Il Dio della speranza vi ricolmi adunque di tutta la gioia e di tutta la pace che è nella fede, affinché abbondiate nella speranza e nella virtù dello Spirito Santo.

Abbiate dunque pazienza, o Cristiani; crescete nella speranza, e gusterete il Dio di pace che sta per venire in voi. Ma siate cordialmente uniti gli uni agli altri, poiché questo è il segno distintivo dei figli di Dio. Il Profeta ci annuncia che il Messia farà abitare insieme il lupo e l'agnello, ed ecco che l'Apostolo ce lo mostra nell'atto di riunire in una stessa famiglia l'Ebreo e il Gentile. Gloria a questo supremo Re, potente rampollo del tronco di Jesse, che ci ordina di sperare in lui!

VANGELO (Mt 11,2-10). - In quel tempo: Giovanni, avendo udite nella prigione le opere di Cristo, mandò due dei suoi discepoli a dirgli: Sei tu quello che ha da venire, o dobbiamo aspettare un altro? E Gesù rispose loro: Andate a riferire a Giovanni quel che udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella; ed è beato chi non si sarà scandalizzato di me.
Partiti quelli, Gesù incominciò a parlare alle turbe di Giovanni e a dire: Che siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? Ma che siete andati a vedere? Un uomo vestito mollemente? Ecco, quelli che portano quelle morbide vesti stanno nei palazzi dei re. Ma che siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando innanzi a te il mio angelo per preparare la tua via dinanzi a te.

Sei proprio tu, o Signore, che devi venire, e non dobbiamo aspettare un altro. Noi eravamo ciechi, e tu ci hai illuminati; camminavamo barcollando, e ci hai ristabiliti; la lebbra del peccato ci copriva, e ci hai guariti; eravamo sordi alla tua voce, e ci hai ridato l'udito; eravamo morti per le nostre iniquità, e ci hai tratti fuori dal sepolcro; eravamo infine poveri e abbandonati, e sei venuto a consolarci. Questi sono stati e questi saranno sempre i frutti della tua visita nelle nostre anime, o Gesù; della tua visita silenziosa, ma potente, di cui la carne e il sangue non conoscono il segreto, ma che si compie in un cuore commosso. Vieni così in me. o Salvatore! Il tuo abbassamento, la tua familiarità non mi scandalizzeranno, perché quello che operi nelle anime dimostra chiaramente che sei un Dio. Appunto perché le hai create, tu puoi anche guarirle.

PREGHIAMO
Scuoti, o Signore, i nostri cuori a preparare le vie del tuo Unigenito; affinché per la sua venuta meritiamo di servirti con animo purificato.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 47-51

venerdì 2 dicembre 2016

Mons. Fulton Sheen: un estratto da "Avvento e Natale"




"Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. 

8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 

9 In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. 

10 In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

11 Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 

12 Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi.

13 Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. 

14 E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. 

15 Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. 

16 Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.  

17 Per questo l'amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. 

18 Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore.  

19 Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. 

20 Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. 

21 Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello."

(1 Gv 4, 7-21)

Non appena rinuncio allo sfolgorio delle cose inutili, soltanto allora mi accorgo di essere entrato nel mistero dell'amore.
Scopro pure che non amo alcuno finchè non trovo qualcosa di buono in lui, o che, in un modo o nell'altro,  il mio interlocutore è amabile.
Scopro pure che Dio non mi ha mai amato perchè io sono amabile, ma che lo sono diventato perchè Dio si è degnato di riversare su di me la sua bontà, la sua misericordia, il suo amore.

Sarebbe utile che io imparassi a essere altrettanto generoso col mio prossimo; e se non riesco a trovarlo amabile, non mi rimane altro che renderlo tale, riversandovi l'amore allo stesso modo col quale Dio ha fatto con me: soltanto allora riuscirò a provocare la risposta dell'amore.

Solo a quel punto la mia personalità guarisce e faccio la grande scoperta che nessuno è felice finchè non ama sia Dio sia il prossimo.

Preghiera

O Signore,
distogli la mia attenzione dai bagliori e dalle cose inutili di questo periodo e,
forte della speranza cristiana, concentra il mio sguardo su di te,
unico e prezioso gioiello della mia vita.
Rendimi degno del dono della tua misericordia
e donami occhi capaci di vedere negli altri persone da amare e da accogliere.
Amen.


giovedì 1 dicembre 2016

Proverbi 6, 16-19





Liber Proverbiorum 6, 16-19

16 Sex sunt, quae odit Dominus,
et septem detestatur anima eius:
17 oculos sublimes, linguam mendacem,
manus effundentes innoxium sanguinem,
18 cor machinans cogitationes pravas,
pedes veloces ad currendum in malum,
19 proferentem mendacia, testem fallacem
et eum, qui seminat inter fratres discordias.




Proverbi 6, 16-19

16 Sei cose odia il Signore,
anzi sette gli sono in abominio:
17 occhi alteri, lingua bugiarda,
mani che versano sangue innocente,
18 cuore che trama iniqui progetti,
piedi che corrono rapidi verso il male,
19 falso testimone che diffonde menzogne
e chi provoca litigi tra fratelli.