venerdì 19 maggio 2017

Sui fatti prossimi venturi di Reggio Emilia


Deo gratias, è successo!
Saranno state le preghiere dei vivi e dei morti, il livello di silente sopportazione che ha tracimato per troppa compressione, un'ispirazione virile e dignitosa che ha rotto gli indugi, ed ecco qui, i cattolici escono dalla dimensione privata per calcare lo spazio pubblico con le armi loro proprie, preghiere, processioni, atti di riparazione, come da secoli e secoli sono soliti fare (ultimi anni esclusi, complici un insieme di fattori di cui ben si ha tristemente contezza).

Breviter: Reggio Emilia, la cui rossa pigmentazione, sopravvivendo coriacea ad ogni partitico
lavaggio, ha intriso irrimediabilmente ogni fibra della città, è stata eletta dagli Arci gay della regione come locus amoenus in cui sabato 3 giugno p.v. sfilerà l'omo orgoglio, premio per essere stata il primo italico Comune ad aver celebrato un'unione civile tra persone dello stesso sesso. E fin qui, oramai, nulla di nuovo. Ma, un bel momento, a turbare gli appisolati ed indifferenti animi, salta fuori dal nulla uno sconosciuto Comitato "Beata Giovanna Scopelli", che osa cattolicamente dissentire pubblicamente ed addirittura arriva a farsi promotore di una processione di preghiera in riparazione all'offesa che la sfilata di rosee piume di struzzo corredate di lustrini, frustini e chincaglierie sadomaso varie, ostentate come la punta di diamante del progresso civico, di giustizia ed uguaglianza sociale raggiunto dall'Occidente, oggettivamente arreca a Nostro Signore Salvatore Gesù Cristo. 




Apriti cielo!
 Tutti, ma proprio tutti, dagli anarchici e dalle varie sigle LGBT, passando per il PD ed il M5s, finendo alla locale Chiesa che si fregia dell'attributo di cattolica, sono caduti con un tonfo sordo giù dal pero e, scandalizzati, una voce, hanno baccagliato twittando, comunicando ufficialmente, faceboocando il loro sconcertoso, sgomentoso anatema contro questi folli oscurantisti pieni zeppi di odio - mentre loro sì che sono tutti un pasticcino ripieno di amore e bontà - sbucati all'improvviso da un incunabolo dimenticato del tristo Medioevo, che ardiscono uscire dalle loro tane, dal crepuscolo delle chiese per sfilare sulla pubblica via, che però è roba loro, recitando, - o, quale insopportabile violenza!- Ave Marie e Pater Nostri, per mitigare il bruciore delle piaghe che continuamente vengono da noi umani riaperte al Redentore.

Ed ecco il carosello di giornalini e giornaloni, che ci informano compiutamente di ogni indignata protesta e dissociazione.
In pole position, a titolo di florilegio, il tweet dell'assessore Piddino che proclama, con un sunto di squisita superficialità e qualunquismo, che "noi abbiamo l'amore, loro l'odio", in manifesto odio non solo alla lingua italiana, quindi al significato delle parole, ma anche alla più elementare onestà intellettuale.

Giunge poi l'inevitabile turno della Diocesi, che si smarca trincerandosi dietro ad un laconico ufficiale "non so" e ad un' ufficiosa presa di posizione tramite intervista rilasciata dalla Gazzetta di Reggio al responsabile per la Pastorale Giovanile, don Goccini, il quale, lui sì immensamente presuntuoso, distribuisce patenti di cattolicità e presunzione a sua discrezione, scientemente manipolando il fatto che il pregare per i peccati altrui è un amorevole dono che la vera misericordia divina ha concesso ai cristiani, e, soprattutto, declinando con perfetta modernità la Dottrina e la Tradizione allo Zeitgeist del momento.
Vuoi mettere il piacere alla gente che piace con la gogna della fedeltà al Verbo di Cristo? D'altronde, Lui è così buono e misericordioso che perdonerà, senza tema, tutto, anche il tradimento dei pastori del suo gregge, quella ripugnante zona grigia del cerchiobottismo così à la page, tanto poi non è mica vero che i tiepidi verranno vomitati dalla sua bocca: quello è retaggio dei tempi in cui la Chiesa, cattivona, giudicava.

E' esattamente e nient'altro che questo uscire fuori dalla dimensione privata, questa volontà di professare coram populo l'immutabile Verità della nostra Fede che tanto ha scandalizzato ed infastidito il bel mondo e ne ha provocato l'unanime levata di scudi e la stizzosa reazione.

Finchè queste quattro cariatidi di cattolici cosiddetti tradizionalisti se ne stanno curvi sugli
inginocchiatoi delle panche a sgranare Rosari, confinati nel recinto della dimensione privata, facciano pure: oibò, noi siam figli di Voltaire e dei suoi Lumi, liberali e tolleranti. Ma guai se mettono un piede fuori dalla riserva, guai se intonano per le vie un canto che stona nel coro belante "mi piace", guai e guerra a loro, con ogni mezzo, senza quartiere, con calunnie, demonizzazioni, dileggi, linciaggi e quant'altro, se si provano a porsi come interlocutori pubblici, a pronunciare parole chiare e nette, che
non vogliamo sentire, che non possiamo permettere che altri ascoltino.


E' buon segno questo livore collettivo contro la processione. Esso ci dice che si imbocca la strada buona, quella che tanto rode e fa infuriare il principe del mondo, che di Regalità Sociale di Nostro Signore non può proprio sentir parlare.

Avanti dunque, senza paura, con l'orgoglio e la fierezza della nostra testimonianza, consapevoli degli sputi, forse neppure tanto metaforici, che ci attendono ed a cui risponderemo ricordando queste parole:
"Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5 11-12)

A rivederci a Reggio!








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